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Indagine Fòrema: cresce la distanza tra giovani e aziende su lavoro, formazione e aspettative professionali

L’indagine realizzata da Fòrema, l’ente di formazione di Confindustria Veneto Est, evidenzia un divario crescente tra ciò che i giovani cercano nel mondo del lavoro e ciò che le imprese si aspettano dalle nuove generazioni. Il rapporto, frutto di un sondaggio condotto su un ampio campione di giovani, lavoratori e aziende, mostra come la distanza non sia solo di tipo quantitativo ma culturale e valoriale, con ricadute dirette sull’occupabilità e sulla capacità del sistema produttivo di rinnovarsi. I dati confermano che la principale priorità dei giovani under 30 è oggi la stabilità economica, indicata come obiettivo principale dal 50% degli intervistati, mentre il riconoscimento professionale o la possibilità di crescita interna risultano meno determinanti. Gli over 50, invece, attribuiscono maggiore importanza all’autorealizzazione e alla coerenza tra competenze e ruolo, segno di un approccio più maturo e identitario verso la professione. Questa divergenza di percezioni si traduce in un disallineamento costante tra offerta e domanda di lavoro, che si manifesta sia nelle aspettative salariali sia nella disponibilità alla flessibilità richiesta dalle aziende.


Dal punto di vista delle imprese, l’indagine mette in luce che oltre il 60% delle aziende del campione fatica a trovare personale con le competenze necessarie, in particolare nei campi digitali, tecnici e gestionali. Le imprese lamentano la mancanza di profili capaci di unire conoscenze specialistiche a competenze trasversali come problem solving, autonomia, capacità di lavoro in team e spirito di iniziativa. Il 55% delle aziende intervistate dichiara di avere difficoltà a reperire figure con adeguata preparazione per l’utilizzo di nuove tecnologie, mentre il 48% segnala carenze nella conoscenza delle lingue e nella capacità di gestire progetti complessi. Questo scenario evidenzia una frattura tra il sistema formativo e quello produttivo, con percorsi di studio che non sempre preparano i giovani alle reali esigenze del mercato. Le aziende chiedono figure tecniche, digitali e orientate alla produttività, ma incontrano candidati che prediligono contesti dinamici, percorsi brevi e obiettivi di equilibrio tra vita e lavoro.


Un altro aspetto rilevante emerso dall’indagine è il diverso modo di intendere la formazione. I giovani considerano prioritari i servizi di orientamento e accompagnamento al lavoro, indicati come essenziali dal 67% del campione under 29, mentre per gli over 50 la percentuale scende al 46%. La generazione più giovane manifesta un forte bisogno di essere guidata nel primo inserimento, soprattutto nella fase di costruzione del profilo professionale, mentre le imprese tendono a investire maggiormente sulla formazione di dirigenti e quadri piuttosto che sui neoassunti. Circa un’azienda su quattro dichiara di concentrare i propri investimenti formativi sulle figure apicali, e solo il 30% destina risorse strutturate alla crescita dei giovani. Questo squilibrio riduce la possibilità di costruire un vero percorso di sviluppo per i nuovi ingressi, rallentando il ricambio generazionale e limitando l’innovazione interna.


L’indagine rileva inoltre che quasi il 60% delle aziende prevede un’evoluzione strutturale significativa entro il 2026, segno che il mercato del lavoro è destinato a trasformarsi. Le imprese si dichiarano pronte a modificare processi, modelli organizzativi e competenze richieste, ma la velocità di adattamento dei giovani risulta ancora insufficiente. Molti giovani segnalano difficoltà nell’interpretare i bisogni del mercato, mentre le imprese non sempre riescono a comunicare in modo chiaro le proprie esigenze o a creare canali di dialogo efficaci. Questa distanza percettiva genera una condizione di reciproca diffidenza: i giovani ritengono le aziende poco meritocratiche e rigide, mentre le aziende giudicano i giovani meno motivati e poco pronti a impegnarsi in percorsi di medio periodo. Il risultato è un mercato del lavoro che fatica a trovare punti di incontro, nonostante l’ampia domanda di manodopera qualificata in diversi settori produttivi.


Un elemento chiave emerso dallo studio riguarda la diversa percezione della carriera. Le nuove generazioni vedono il lavoro come un’esperienza fluida, non necessariamente legata a un’unica azienda, ma piuttosto a una traiettoria personale che privilegia l’apprendimento continuo e la qualità della vita. Le imprese, invece, continuano a misurare la professionalità in termini di stabilità, presenza e disponibilità. Questo disallineamento si riflette nella difficoltà delle aziende a trattenere i giovani talenti, che tendono a cambiare impiego più frequentemente, e nella frustrazione dei giovani che percepiscono scarse opportunità di crescita. La ricerca mostra anche che la digitalizzazione, pur essendo vista come un fattore di opportunità, accentua le disuguaglianze: molte aziende investono in tecnologie ma non nella formazione necessaria a gestirle, e molti giovani si trovano con competenze digitali teoriche ma poca esperienza pratica.


L’analisi di Fòrema sottolinea che la distanza tra giovani e imprese è oggi una delle principali criticità del sistema occupazionale italiano. Il nodo centrale è la mancata integrazione tra istruzione, formazione e lavoro: i percorsi scolastici e universitari rimangono spesso scollegati dalle reali richieste del tessuto produttivo, mentre le imprese non partecipano attivamente alla definizione dei curricula formativi. Il risultato è un paradosso: le aziende cercano personale qualificato che non riescono a trovare, e i giovani cercano lavoro senza trovare ruoli coerenti con la propria preparazione. La soluzione, evidenzia il report, passa attraverso un’alleanza stabile tra mondo dell’istruzione e sistema industriale, con la costruzione di percorsi duali, tirocini di qualità e meccanismi di formazione continua. Solo un dialogo strutturato e costante tra i due mondi potrà ridurre il divario che oggi separa le nuove generazioni dalle imprese e restituire equilibrio a un mercato del lavoro che ha urgente bisogno di ricambio e innovazione.

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