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Inchiesta Ue su Shein, sotto accusa algoritmi e vendita di prodotti illegali

La Commissione europea accende i riflettori su Shein con un’inchiesta che punta a verificare il funzionamento degli algoritmi della piattaforma e la possibile commercializzazione di prodotti non conformi alla normativa comunitaria, aprendo un fronte delicato nel rapporto tra istituzioni europee e grandi operatori dell’e-commerce globale. Al centro dell’attenzione vi sono i meccanismi che regolano la visibilità dei prodotti, le modalità con cui vengono promosse determinate offerte e la presenza sul marketplace di articoli che potrebbero non rispettare gli standard europei in materia di sicurezza, tutela dei consumatori e proprietà intellettuale. L’indagine si inserisce nel quadro delle nuove regole digitali europee, che attribuiscono alle piattaforme responsabilità più stringenti nella gestione dei contenuti e nella prevenzione della diffusione di merci illegali o pericolose.


La Commissione intende accertare se gli algoritmi utilizzati da Shein per suggerire prodotti, applicare sconti dinamici e orientare il comportamento degli utenti rispettino i principi di trasparenza e correttezza previsti dal diritto dell’Unione, in particolare per quanto riguarda la tutela dei consumatori più giovani e la prevenzione di pratiche commerciali scorrette. Un altro profilo oggetto di verifica riguarda la presenza di articoli potenzialmente contraffatti o non conformi alle norme europee su sicurezza dei materiali, etichettatura e tracciabilità, aspetti che toccano direttamente la protezione della salute e dei diritti dei clienti. L’attenzione delle autorità si concentra anche sulla rapidità con cui la piattaforma rimuove eventuali prodotti segnalati e sulla cooperazione con le autorità nazionali di controllo del mercato.


Il caso Shein assume rilievo più ampio perché si colloca in un momento in cui l’Unione europea sta rafforzando la propria capacità di vigilanza sui grandi operatori digitali, attraverso strumenti normativi come il Digital Services Act, che impone obblighi di trasparenza sugli algoritmi e richiede interventi tempestivi contro la diffusione di contenuti o beni illeciti. L’obiettivo è garantire condizioni di concorrenza eque e un elevato livello di protezione dei consumatori, evitando che modelli di business basati su prezzi estremamente competitivi possano aggirare le regole comuni. Per Shein, che ha costruito il proprio successo su una catena produttiva agile e su un sistema di marketing digitale fortemente orientato ai social network, l’inchiesta rappresenta un banco di prova significativo sul piano reputazionale e regolatorio.


L’esito delle verifiche potrà avere implicazioni non solo per la piattaforma coinvolta, ma per l’intero comparto dell’e-commerce transfrontaliero, chiamato a confrontarsi con standard sempre più rigorosi in materia di trasparenza algoritmica, responsabilità nella selezione dei prodotti e tutela dei diritti dei consumatori europei. In un contesto di crescente attenzione verso l’impatto sociale e ambientale dei modelli di fast fashion, l’inchiesta Ue segna un ulteriore passo verso una regolamentazione più stringente delle piattaforme digitali globali, confermando la volontà delle istituzioni europee di esercitare un controllo effettivo sulle dinamiche del mercato online e sulle tecnologie che ne orientano il funzionamento.

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