Inchiesta svizzera su UBS e Credit Suisse: nuove accuse sulla gestione dei flussi finanziari e responsabilità ereditate dall’ex gruppo
- piscitellidaniel
- 1 dic 2025
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L’autorità federale svizzera ha aperto una nuova fase investigativa che coinvolge UBS e l’ex Credit Suisse, concentrandosi sulle operazioni sospette legate ai finanziamenti concessi più di un decennio fa a società riconducibili allo Stato del Mozambico. Si tratta di uno degli episodi più complessi nella storia recente della vigilanza finanziaria elvetica, poiché l’inchiesta non si limita a esaminare le responsabilità individuali, ma si estende alla struttura complessiva dei controlli interni delle due banche. L’acquisizione di Credit Suisse da parte di UBS, avvenuta in un contesto di emergenza nel sistema bancario svizzero, ha ereditato un vasto numero di posizioni rischiose, contenziosi internazionali e procedimenti pendenti, ampliando l’orizzonte delle verifiche oggi in corso.
Al centro dell’indagine vi è l’ipotesi che, negli anni successivi all’erogazione dei finanziamenti destinati inizialmente a programmi di sviluppo legati alla pesca e alla sicurezza marittima, alcune operazioni abbiano presentato anomalie rilevanti nei flussi di denaro. Gli inquirenti contestano la mancanza di adeguata vigilanza, sostenendo che gli strumenti di controllo interni non abbiano funzionato correttamente e che, pur essendo emerse segnalazioni di rischio in più passaggi, non siano state adottate le misure richieste dalla normativa. Viene inoltre analizzato il comportamento di specifici funzionari che, secondo le accuse, avrebbero facilitato o comunque non ostacolato movimenti di fondi verso conti collocati in giurisdizioni considerate sensibili.
L’aspetto più delicato della vicenda riguarda la responsabilità organizzativa della banca. Le autorità federali intendono accertare se la struttura di compliance dell’ex Credit Suisse fosse in grado di individuare tempestivamente le operazioni sospette e se l’assenza di reazioni proporzionate possa configurare una forma di responsabilità dell’istituto come entità giuridica. Per UBS, oggi proprietaria dell’intero gruppo, l’indagine comporta una valutazione dettagliata sulle modalità con cui sono state integrate le funzioni di rischio e controllo a seguito della fusione, e se siano stati messi in atto tutti i presidi necessari per impedire il protrarsi di eventuali irregolarità.
Le verifiche includono anche l’esame dei flussi informativi e delle comunicazioni interne dell’epoca. Gli inquirenti ritengono che alcune operazioni avessero caratteristiche tali da richiedere segnalazioni immediate alle autorità competenti e che il loro mancato inoltro abbia contribuito a ritardare l’emersione della reale natura dei rapporti finanziari esaminati. Le procedure di controllo contro il riciclaggio di denaro, secondo quanto emerge dal fascicolo, potrebbero non essere state applicate con il livello di rigore previsto dagli standard svizzeri ed europei, lasciando spazio a operazioni che oggi vengono riviste alla luce di un quadro molto più severo.
UBS, da parte sua, si trova a gestire un’eredità complessa. La banca, pur non coinvolta nella fase originaria delle operazioni contestate, deve rispondere della continuità giuridica derivante dall’acquisizione dell’ex Credit Suisse. Questo comporta anche la necessità di dimostrare che, dopo la fusione, siano stati implementati sistemi di vigilanza più stringenti e che l’integrazione dei meccanismi di controllo sia avvenuta secondo parametri pienamente conformi alla normativa. In un contesto internazionale in cui i grandi gruppi bancari sono chiamati a dimostrare livelli sempre più elevati di trasparenza, ogni passo delle autorità svizzere viene monitorato con estrema attenzione dagli operatori del mercato.
Il caso ha anche un impatto regolamentare significativo. Le autorità potrebbero utilizzare l’inchiesta come punto di partenza per introdurre nuove disposizioni sulla gestione dei rischi legati alle operazioni internazionali e sulla responsabilità delle banche nell’analisi dei rapporti con controparti pubbliche in Paesi caratterizzati da instabilità istituzionale o da scarsa affidabilità nei sistemi di controllo finanziario. L’equilibrio tra esigenze di mercato e tutela dell’integrità dei flussi globali costituisce uno dei temi più dibattuti dagli organi di vigilanza, e la vicenda offre un esempio concreto del tipo di vulnerabilità che può emergere anche all’interno di gruppi bancari di primaria importanza.
L’indagine, destinata a proseguire nelle prossime settimane, rappresenta un passaggio chiave nella valutazione complessiva della condotta dell’ex Credit Suisse negli anni che hanno preceduto la sua crisi definitiva e la conseguente acquisizione. Ogni dettaglio raccolto contribuirà a definire il quadro delle responsabilità e il perimetro dei rischi ancora aperti per UBS, in un momento storico in cui la fiducia degli investitori e la credibilità delle istituzioni finanziarie dipendono anche dalla capacità di dimostrare un’effettiva solidità nei processi interni e nella gestione dei rapporti con la clientela internazionale.

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