Imprese e cybersecurity: la sicurezza digitale una voce di bilancio
- Giuseppe Politi

- 18 giu
- Tempo di lettura: 2 min
Nel 2025, la sicurezza informatica non è più un tema tecnico relegato ai reparti IT, ma una priorità strategica che coinvolge direttamente i vertici aziendali. La crescente digitalizzazione dei processi, l’interconnessione tra dispositivi, l’esposizione a minacce transnazionali e il moltiplicarsi delle piattaforme cloud rendono ogni impresa, indipendentemente dalla dimensione, potenziale bersaglio di attacchi informatici. In questo scenario, la cybersecurity entra a pieno titolo tra le voci strutturali di bilancio.
Negli ultimi dodici mesi, numerose PMI italiane hanno subito tentativi di accesso non autorizzato, phishing mirati, ransomware e sottrazione di dati sensibili. I settori più colpiti sono quelli manifatturieri, logistici, sanitari e dei servizi digitali. Non si tratta solo di danni diretti, ma anche di conseguenze reputazionali, interruzione dei processi produttivi, perdita di contratti e contenziosi legali.
L’approccio reattivo non è più sufficiente. Sempre più imprese adottano soluzioni proattive: audit di sicurezza periodici, sistemi di autenticazione multifattoriale, crittografia end-to-end, backup distribuiti, formazione obbligatoria del personale e simulazioni di attacco. La spesa per la cybersecurity viene integrata nel piano industriale annuale, alla stregua di investimenti in impianti o macchinari.
Uno dei cambiamenti più significativi riguarda la governance. I comitati di controllo interno iniziano a includere figure esperte in sicurezza digitale, mentre le assicurazioni contro il rischio cyber diventano strumenti sempre più diffusi. La valutazione del rischio informatico entra nei processi di due diligence, nelle trattative commerciali, nei rapporti con i fornitori e nella concessione del credito.
Anche il rapporto con i clienti cambia: la trasparenza nella gestione dei dati, la compliance alle normative europee (GDPR, NIS2), la rapidità di intervento in caso di incidente informatico diventano elementi distintivi nella fidelizzazione. Alcune imprese utilizzano la propria solidità digitale come leva competitiva, offrendo garanzie contrattuali sulla riservatezza e l’integrità dei dati trattati.
Il mercato dei servizi di cybersecurity, intanto, si espande. Crescono le aziende specializzate in penetration testing, monitoraggio continuo, recovery post-attacco e formazione. Le soluzioni si adattano anche alle esigenze delle microimprese, con modelli SaaS (software as a service), abbonamenti scalabili e assistenza remota. La filiera della sicurezza si integra così con quella tecnologica, generando nuovo valore anche in termini occupazionali.
Ma il fronte più delicato resta quello culturale. Molte imprese sottovalutano ancora l’importanza della protezione digitale, affidandosi a software generici o a misure obsolete. La carenza di competenze interne, la frammentazione degli strumenti e la percezione del rischio come evento remoto ostacolano l’adozione di strategie organiche. Il 2025 deve essere l’anno della consapevolezza diffusa: la sicurezza informatica non è più un costo, ma un investimento vitale.
La competitività futura passerà anche da qui. Solo le imprese in grado di proteggere i propri dati, i propri clienti e i propri processi potranno affrontare con stabilità le sfide della digitalizzazione globale. La cybersecurity non è un’opzione: è un prerequisito per fare impresa nel nuovo decennio.




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