Il piano di riarmo europeo divide il governo italiano e spacca i partiti
- piscitellidaniel
- 7 mar
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La recente proposta della presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, denominata "ReArm Europe", prevede lo stanziamento di 800 miliardi di euro per rafforzare la difesa comune dell'Unione Europea. Tale iniziativa ha suscitato reazioni contrastanti all'interno del panorama politico italiano, evidenziando divisioni sia tra i partiti che all'interno delle stesse coalizioni.
Divergenze nella maggioranza di governo
All'interno della coalizione di centrodestra che sostiene il governo, le opinioni sul piano variano significativamente. Il segretario della Lega e vicepremier, Matteo Salvini, ha espresso una netta contrarietà, definendo il piano un "paradosso europeo" e sottolineando come in passato non fosse possibile investire maggiormente in settori come sanità e istruzione, mentre ora si prospetta una spesa ingente per la difesa comune. Salvini ha inoltre manifestato preoccupazione riguardo alla possibilità che un esercito europeo possa coinvolgere l'Italia in conflitti non desiderati, affermando: "Se oggi avessimo un esercito europeo, Francia e Germania ci avrebbero già mandato in guerra".
Il ministro dell'Economia e membro della Lega, Giancarlo Giorgetti, ha condiviso le riserve sul piano, affermando che la difesa e sicurezza europea richiedono "un programma ragionato e meditato di investimenti in infrastrutture militari che abbiano un senso, e non fatto in fretta e furia senza una logica".
In contrasto, il vicepremier e leader di Forza Italia, Antonio Tajani, si è dichiarato favorevole al piano, ricordando che la difesa europea era un obiettivo sia di Alcide De Gasperi che di Silvio Berlusconi, e che la sua realizzazione rappresenterebbe un fatto positivo.
La posizione di Fratelli d'Italia e della premier Meloni
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha mantenuto una posizione prudente, esprimendosi sul piano solo al termine del Consiglio europeo del 6 marzo. All'interno del suo partito, Fratelli d'Italia, il vice presidente della Camera, Fabio Rampelli, ha sostenuto la necessità di una difesa forte, affermando che una maggiore capacità militare può contribuire alla costruzione della pace attraverso la deterrenza.
Divisioni nel Partito Democratico
Anche all'interno del Partito Democratico (PD) emergono posizioni divergenti riguardo al piano "ReArm Europe". Alcuni esponenti vedono l'iniziativa come un passo necessario per rafforzare la sicurezza europea, mentre altri esprimono preoccupazioni riguardo all'entità degli investimenti previsti e alle possibili implicazioni per la politica estera italiana. Queste differenze interne riflettono le sfide che il PD deve affrontare nel trovare una posizione unitaria su questioni di rilevanza internazionale.
Critiche dal Movimento 5 Stelle
Il Movimento 5 Stelle (M5S) ha espresso forti critiche al piano, definendolo una "spesa folle" e accusando la presidente Meloni di sostenere un progetto che potrebbe distogliere risorse da settori cruciali come sanità e istruzione. Il M5S sottolinea la necessità di un dibattito pubblico approfondito prima di impegnare l'Italia in un programma di riarmo di tale portata.
Contesto storico e prospettive future
L'idea di una difesa comune europea non è nuova. Già negli anni '50, con la proposta della Comunità Europea di Difesa (CED), si tentò di creare un esercito europeo integrato, progetto che fallì principalmente a causa delle resistenze nazionali, in particolare della Francia. Oggi, il contesto geopolitico e le nuove sfide alla sicurezza rendono nuovamente attuale il dibattito su una maggiore integrazione nella difesa.
Tuttavia, le divisioni politiche interne ai Paesi membri, come evidenziato dal caso italiano, rappresentano ostacoli significativi alla realizzazione di un piano condiviso. La capacità dell'Unione Europea di avanzare in questa direzione dipenderà dalla volontà dei singoli Stati di conciliare le proprie posizioni e di collaborare per una strategia di difesa comune efficace e sostenibile.

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