Il credito alle imprese: tra stretta monetaria e finanza alternativa
- Giuseppe Politi

- 28 lug
- Tempo di lettura: 2 min
Il sistema del credito alle imprese italiane si trova oggi in un passaggio cruciale. Le politiche monetarie restrittive attuate dalla Banca Centrale Europea per contenere l’inflazione hanno determinato un innalzamento significativo dei tassi d’interesse, inasprendo le condizioni di accesso al credito bancario. In tale contesto, le imprese – soprattutto quelle di piccola e media dimensione – devono affrontare nuove sfide nella gestione della liquidità e del capitale circolante.
Secondo i dati più recenti, il costo medio del denaro per le imprese italiane è tornato a livelli che non si registravano da oltre un decennio, con un impatto diretto sugli investimenti e sul capitale di esercizio. Le PMI, spesso prive di garanzie solide e con una limitata capacità di autofinanziamento, sono le più penalizzate. Molte si trovano costrette a rinegoziare linee di credito, allungare i tempi di pagamento ai fornitori o rinunciare a progetti di espansione e innovazione.
Parallelamente, il sistema bancario – vincolato da criteri prudenziali sempre più rigidi – ha avviato una selezione più stringente della clientela, orientando l’erogazione verso imprese con elevato rating e settori a basso rischio. Ciò rischia di accentuare la polarizzazione tra imprese “bancabili” e imprese escluse dal circuito del credito tradizionale.
In risposta a questo scenario, si sta assistendo a una progressiva diffusione di strumenti di finanza alternativa. Tra questi, il factoring e il reverse factoring assumono un ruolo crescente nella gestione della tesoreria. Anche il leasing operativo, le piattaforme di peer-to-peer lending e i minibond stanno conquistando spazi significativi, soprattutto tra le imprese più dinamiche e innovative.
Un ruolo strategico è rivestito dai Confidi, che continuano a fungere da ponte tra sistema bancario e tessuto produttivo. Tuttavia, il loro ruolo va rafforzato attraverso una governance più moderna e una maggiore capitalizzazione. Anche i fondi di garanzia pubblici, come il Fondo Centrale, hanno svolto un’azione anticiclica fondamentale, ma la loro efficacia va preservata con criteri di selezione trasparenti e rapidi.
Nel medio periodo, il sistema del credito dovrà adattarsi alle esigenze di una nuova imprenditorialità, fondata su digitalizzazione, sostenibilità e innovazione. Serviranno strumenti flessibili, capaci di valutare non solo il bilancio, ma anche le potenzialità del modello di business. In tal senso, l’Open Banking e l’uso dei big data rappresentano una frontiera interessante per una valutazione più dinamica del rischio di credito.
Dal punto di vista strategico, le imprese italiane devono affrontare il tema dell’autonomia finanziaria. Una maggiore patrimonializzazione, l’uso di equity, la diversificazione delle fonti di finanziamento sono elementi centrali per ridurre la dipendenza dal credito bancario. Fondamentale, in questo percorso, il ruolo dei commercialisti e dei consulenti strategici, chiamati a guidare gli imprenditori verso una cultura della finanza più evoluta.
In definitiva, il sistema del credito alle imprese si trova in una fase di profonda trasformazione. La stretta monetaria ha evidenziato le fragilità del modello bancocentrico italiano, ma ha anche aperto spazi per un’evoluzione virtuosa. La sfida sarà costruire un ecosistema finanziario più inclusivo, moderno e orientato alla crescita, in grado di sostenere il tessuto produttivo nei prossimi anni di transizione economica.




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