Il credito alle imprese tra rialzo dei tassi e rischio di stagnazione
- Giuseppe Politi

- 12 ott
- Tempo di lettura: 2 min
Il credito è tornato a essere una questione cruciale per l’economia italiana. dopo anni di espansione monetaria, il ciclo restrittivo della banca centrale europea ha innalzato il costo del denaro e ridotto la propensione delle banche a concedere prestiti, soprattutto alle piccole e medie imprese. l’aumento dei tassi di riferimento ha infatti reso più oneroso l’accesso alla liquidità e ha spinto molti imprenditori a sospendere gli investimenti, preferendo la prudenza al rischio d’impresa.
le pmi, che rappresentano l’ossatura del sistema produttivo nazionale, stanno risentendo più delle grandi aziende del nuovo scenario. l’accesso al credito bancario è diventato selettivo: i parametri di rating, già rigidi, sono ora calibrati su tassi di interesse che superano spesso il 7%. ciò significa che anche imprese solide, ma con margini ridotti, faticano a finanziare piani di sviluppo o innovazione tecnologica.
le banche, dal canto loro, difendono la loro posizione sottolineando il rischio di insolvenza in un contesto macroeconomico incerto. il margine d’interesse, cresciuto in modo significativo, ha sostenuto i bilanci e i profitti record del 2024–2025, ma l’intermediazione creditizia verso il settore reale si è contratta. il risultato è un’economia che galleggia, alimentata più dal risparmio che dall’investimento, con una liquidità improduttiva che non genera crescita.
il rischio sistemico è evidente: un’economia che non investe si impoverisce gradualmente. la stagnazione del credito si traduce in stagnazione dell’occupazione e dei redditi, alimentando un circolo vizioso di cautela e disinvestimento. per invertire la rotta, occorre un patto strategico tra sistema bancario e tessuto produttivo: garanzie pubbliche più flessibili, strumenti di microcredito professionale, e una revisione del fondo di garanzia per le pmi.
la tecnologia può offrire una via d’uscita. le piattaforme fintech, se integrate nel sistema tradizionale, possono ampliare la platea dei soggetti finanziabili, riducendo tempi e costi delle istruttorie. l’italia, con il suo patrimonio di competenze artigianali e industriali, dispone del capitale umano per costruire un modello di credito nuovo, più trasparente e meritocratico. senza una finanza che accompagni lo sviluppo, la crescita resta solo un esercizio teorico.




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