Il credito al consumo torna a correre: crescita e rischi per famiglie e sistema
- Giuseppe Politi

- 29 giu
- Tempo di lettura: 2 min
Nel 2025 il credito al consumo in Italia registra una ripresa vigorosa, dopo un biennio di rallentamento legato all’inflazione e alla prudenza bancaria. A trainare la domanda sono soprattutto le famiglie a reddito medio, spinte dal desiderio di sostenere spese per beni durevoli, ristrutturazioni, mobilità e, in misura crescente, salute e formazione.
I tassi d’interesse, sebbene ancora elevati, si sono stabilizzati rispetto ai picchi del 2023, e ciò ha favorito una maggiore propensione all’indebitamento programmato. Il credito finalizzato (auto, elettrodomestici, viaggi) rappresenta la fetta più consistente, seguito dal credito personale non vincolato e dalle carte rateali.
I mutamenti nelle preferenze dei consumatori sono evidenti:
la durata media dei finanziamenti si è allungata;
la rata media si è ridotta, segno di maggiore cautela;
aumenta la richiesta di coperture assicurative integrate, a tutela contro eventi avversi.
Cresce anche l’uso di piattaforme digitali per la richiesta del prestito, con firme elettroniche, valutazioni automatizzate e risposte in tempo reale. Le finanziarie tradizionali si stanno rapidamente adattando a queste logiche, pena l’esclusione da un mercato sempre più agile.
A fronte della crescita della domanda, gli osservatori monitorano alcuni segnali d’allarme:
l’indebitamento delle famiglie inizia a superare il 65% del reddito disponibile;
aumentano le situazioni di “sovraindebitamento sommerso”, non ancora in default ma con capacità di risparmio nulla;
le giovani generazioni risultano esposte in misura crescente a debiti revolving e finanziamenti brevi ad alto costo.
Questi fattori impongono un rafforzamento delle pratiche di responsible lending, con una valutazione più rigorosa della sostenibilità della rata rispetto al reddito effettivo.
Gli istituti di credito vedono nel credito al consumo un’opportunità di margine, dato che i tassi applicati sono superiori rispetto ai mutui ipotecari. Tuttavia, la vigilanza di Banca d’Italia spinge a una maggiore trasparenza contrattuale, ad esempio sull’uso di strumenti promozionali come i tassi 0% solo temporanei.
Inoltre, si rafforza il principio del merito creditizio continuativo, secondo cui l’affidabilità del cliente deve essere monitorata nel tempo e non solo al momento della stipula. Ciò implica investimenti in piattaforme predittive, gestione dei dati e analisi comportamentale.
Il credito al consumo si conferma una leva essenziale per sostenere la domanda interna e la circolazione della ricchezza, ma richiede equilibrio tra espansione e prudenza. Le famiglie devono essere educate alla gestione finanziaria, le banche devono prevenire l’esposizione eccessiva, e il sistema nel suo complesso deve costruire una cultura del debito fondata su consapevolezza e sostenibilità.




Commenti