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I disastri naturali generano danni all’agricoltura per circa 99 miliardi di dollari l’anno: il nuovo allarme della FAO

Secondo la Food and Agriculture Organization (FAO) i disastri naturali — dalle inondazioni alle siccità estreme, dai cicloni fino agli incendi boschivi — continuano a provocare danni all’agricoltura globale per un importo stimato di circa 99 miliardi di dollari l’anno. Questa cifra enfatizza come uno dei settori più vitali per la sicurezza alimentare mondiale risulti al tempo stesso tra i più vulnerabili agli shock ambientali, trasformando eventi meteorologici o climatici in perdite economiche che impattano produttori, catene del valore e sistemi alimentari. Nell’analisi è chiaro che l’impatto si ramifica ben oltre la perdita immediata del raccolto: concerne infrastrutture, sistemi irrigui, fertilità del suolo, capitale umano e resilienza delle comunità che nelle aree rurali rappresentano una quota significativa della popolazione mondiale. Il cambiamento climatico, la diffusione di pratiche agricole intensificate e l’aumento della frequenza degli eventi estremi rendono sempre più urgente una strategia globale che combini prevenzione, adattamento e copertura finanziaria del rischio.


I numeri diffusi dalla FAO mostrano come la produzione agricola sia colpita da un ventaglio di eventi che includono siccità prolungate — che riducono la resa e indeboliscono la struttura del terreno — inondazioni che devastano raccolti, infrastrutture e depositi, e tempeste accompagnate da venti forti e precipitazioni intense che distruggono piantagioni, serre e attrezzature. Oltre alla perdita del raccolto l’impatto include costi di ripristino, di logistica alternativa, danni alle infrastrutture rurali e un ritardo nel ciclo produttivo che può ridurre la competitività dell’azienda agricola nei periodi successivi. La misurazione del danno risulta tuttavia complessa: molte realtà agricole in Paesi meno sviluppati non dispongono di sistemi di monitoraggio adeguati, il danno indiretto — come la diminuzione della fertilità del suolo, la migrazione della forza lavoro rurale o l’aumento della vulnerabilità finanziaria — non è sempre quantificabile e spesso manca una compensazione adeguata. In questo senso, la stima dei 99 miliardi rappresenta verosimilmente una sottostima della realtà.


Tra i fattori che amplificano l’impatto dei disastri ci sono la fragilità delle infrastrutture agricole, la carenza di sistemi irrigui resilienti, la gestione inadeguata del rischio climatico e la dipendenza da varietà agro-colture poco adeguate al cambiamento delle condizioni ambientali. La FAO pone l’accento anche sulla necessità di rendere più efficaci le pratiche di adattamento: migliorare la qualità delle sementi, diversificare le colture, adottare irrigazione di precisione e integrare sistemi di allarme preventivi nelle aree a rischio. Le aziende agricole che operano in zone vulnerabili, in particolare nei Paesi in via di sviluppo, sono spesso quelle meno protette e meno preparate ad affrontare eventi estremi, e ciò si traduce in una maggiore esposizione e in una capacità di risposta inferiore. La perdita non è dunque solo immediata, ma comporta una riduzione della capacità produttiva futura e un aggravamento del ciclo di indebitamento dell’agricoltore.


L’effetto dei disastri agricoli ha ricadute rilevanti sul tessuto economico e sociale: nei contesti rurali, dove agricoltura, allevamento e pesca costituiscono la base del reddito, occhi pubblici e politici si concentrano sull’effetto sulla sicurezza alimentare, la stabilità socio-economica e la resilienza delle comunità. Le perdite agricole si ripercuotono sulle filiere alimentari, sulle esportazioni, sui prezzi internazionali e generano instabilità nei mercati. Dal punto di vista nazionale, la vulnerabilità agricola diventa anche un fattore di rischio macroeconomico: riduzione delle entrate fiscali, aumento delle spese per le misure di emergenza, incremento della povertà rurale e migrazione verso le aree urbane. Le autorità sono così chiamate a sviluppare politiche pubbliche che non si limitino alla risposta all’emergenza, ma che pongano la prevenzione al centro dell’agenda agricola-ambientale.


Il rapporto indica che, in vista della crescita demografica e dell’aumento della domanda alimentare mondiale, la necessità di migliorare la resilienza dell’agricoltura assume un’urgenza crescente. La capacità di produrre di più e di meglio in condizioni climatiche variabili richiede che il settore adotti modelli produttivi più flessibili e capaci di reagire agli shock. Le innovazioni digitali, la sensoristica applicata all’agricoltura, la gestione dei dati climatici in tempo reale e le forme di assicurazione parametriche stanno emergendo come strumenti chiave per ridurre l’esposizione al rischio. Allo stesso tempo, la cooperazione internazionale e il finanziamento della resilienza diventano imperativi, poiché le perdite globali segnalate dalla FAO testimoniano che il problema supera le capacità dei singoli Stati.


Le stime dei danni agricoli settoriali e regionali richiedono inoltre una maggiore trasparenza e un miglioramento nei sistemi di monitoraggio. In molti Paesi la raccolta dati è frammentaria, la definizione dei danni non tiene sempre conto dei costi indiretti e la mancanza di banche dati aggiornate ostacola la progettazione di interventi mirati. La creazione di piattaforme nazionali e internazionali che aggregano dati climatici, agricoli e di rischio rappresenta una priorità per orientare gli investimenti e rendere più efficaci le politiche pubbliche e private. Le compagnie di assicurazione agricola e i mercati dei rischi esplorano già strumenti parametrici che consentano di attivare indennizzi rapidi in caso di eventi estremi, ma l’adozione non è ancora diffusa su scala globale.


Il settore agricolo, le istituzioni e gli operatori privati sono chiamati quindi a rivedere il proprio approccio: dalla gestione ex post degli eventi alla prevenzione sistemica, dalla logica dell’emergenza a un modello strutturato di adattamento e mitigazione. Le laddove il danno agricolo viene quantificato in cifre che superano più volte la media delle perdite derivanti da altri settori industriali, diventa evidente che la resilienza agricola è non solo un tema ambientale o rurale, ma una componente centrale della sicurezza alimentare, delle politiche ambientali e della stabilità economica globale.

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