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Hamas Restituisce le Salme di Quattro Ostaggi Israeliani: Dolore e Condanna Internazionale

Il 20 febbraio 2025, Hamas ha consegnato a Israele le salme di quattro ostaggi israeliani deceduti durante la prigionia nella Striscia di Gaza. Tra le vittime, Shiri Bibas e i suoi due figli, Ariel e Kfir, rapiti durante l'attacco del 7 ottobre 2023, e l'83enne attivista per la pace Oded Lifshitz. La restituzione dei corpi è avvenuta in un contesto altamente controverso, con Hamas che ha organizzato una cerimonia pubblica a Khan Younis, trasformando l'evento in una manifestazione propagandistica. Le bare, adornate con foto delle vittime e slogan anti-israeliani, sono state esibite in un corteo che ha suscitato indignazione a livello internazionale.


Le autorità israeliane hanno espresso profonda rabbia e dolore per la modalità della restituzione. Il presidente Isaac Herzog ha dichiarato: "Chiediamo perdono per non aver protetto e riportato a casa in sicurezza i nostri cittadini". Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha condannato l'azione di Hamas, definendo il gruppo "mostri" e promettendo di perseguire i responsabili.


La comunità internazionale ha reagito con sdegno. Il capo dei diritti umani delle Nazioni Unite, Volker Turk, ha condannato la parata pubblica dei corpi come una violazione del diritto internazionale. Organizzazioni per i diritti umani e leader mondiali hanno espresso solidarietà alle famiglie delle vittime e hanno criticato l'uso propagandistico dei resti umani.


La vicenda ha riacceso il dibattito sulla sicurezza dei cittadini israeliani e sulla gestione degli ostaggi da parte di Hamas. Le famiglie delle vittime, insieme a numerosi cittadini, si sono radunate a Tel Aviv per rendere omaggio ai loro cari e chiedere giustizia. La restituzione dei corpi, sebbene porti una sorta di chiusura, ha lasciato il paese in lutto e ha intensificato le richieste di azioni decisive contro Hamas.


Questo episodio sottolinea le profonde tensioni e le complesse dinamiche del conflitto israelo-palestinese, evidenziando la necessità di soluzioni diplomatiche per prevenire ulteriori tragedie umane.

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