Groenlandia e l’idroelettrico: l’isola artica offre all’Europa un’opportunità energetica straordinaria
- piscitellidaniel
- 8 ott 2025
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Negli ultimi mesi, la Groenlandia ha rilanciato con forza il proprio potenziale idroelettrico, ribadendo la disponibilità a collaborare con l’Unione Europea in vista di una partnership energetica strategica. Il nuovo premier dell’isola, Jens Frederik Nielsen, ha evocato il ruolo cruciale che l’isola può assumere nel panorama energetico del continente e ha dichiarato che Nuuk è pronta a mettere a disposizione le sue risorse idriche e infrastrutturali per cooperazioni con l’Europa. Dietro queste parole si profila una strategia ambiziosa, che punta a trasformare la Groenlandia in un polo energetico rinnovabile di rilevanza internazionale, con implicazioni geopolitiche, economiche e ambientali significative.
Il potenziale idroelettrico della Groenlandia è immenso. L’isola beneficia di una rete fluviale alimentata dallo scioglimento dei ghiacci, una massa d’acqua abbondante e continua che può azionare dighe e centrali su vasta scala. Già oggi alcune centrali idroelettriche forniscono energia pulita alla popolazione locale, ma la strategia del governo punta a un salto di qualità, sia in termini di potenza installata sia nella possibilità di esportazione dell’energia verso il continente. La combinazione di portate fluviali consistenti e bacini naturali rende l’isola un’area ideale per progetti su scala industriale, anche grazie al fatto che la fonte è praticamente garantita: l’acqua che scorre è una risorsa rinnovabile e prevedibile, meno soggetta alle fluttuazioni climatiche rispetto a sole ed eolico.
Il discorso del premier Nielsen ha un risvolto simbolico e pratico: non si tratta soltanto di promettere aiuti o collaborazioni, ma di inscrivere la Groenlandia in una rete europea dell’energia verde. Con la crisi climatica, l’Europa è sempre più dipendente dalle rinnovabili — solare, eolico, bioenergia — ma spesso manca la stabilità e la continuità che l’idroelettrico può offrire. In questo senso, l’isola artica potrebbe fungere da “serbatoio” energetico, capace di garantire energia programmabile nei periodi di punta o quando le altre fonti sono deboli. All’Europa servono risorse che possano essere sincronizzate con la domanda nei momenti critici: e la Groenlandia, con la sua disponibilità idrica, ha una carta da giocare.
Le collaborazioni con l’UE già esistono: nel 2023 è stato siglato un memorandum d’intesa per un partenariato strategico che riguarda materie prime, ricerca e infrastrutture, con particolare attenzione all’energia verde. Bruxelles ha manifestato interesse non solo verso la produzione energetica, ma anche verso la costruzione di catene del valore sostenibili per le materie prime. La Groenlandia ospita infatti risorse minerarie strategiche — terre rare, litio, metalli critici — che sono indispensabili per le tecnologie legate alla decarbonizzazione, e l’interesse europeo nei suoi confronti si è intensificato. Nell’ambito del partenariato, l’UE ha avviato progetti per infrastrutture elettriche e per il rafforzamento delle competenze locali nel settore energetico.
Ma il progetto è tutt’altro che semplice. La Groenlandia per ora non possiede reti di trasmissione continentali: per esportare energia occorrerebbero cavi sottomarini, interconnettori ad alta capacità, stazioni grid-scale e accordi transnazionali. Ogni megawatt esportato necessita di infrastrutture costose. Inoltre, l’energia trasmessa su lunghe distanze comporta perdite, problemi tecnici e la necessità di standard compatibili tra sistemi nazionali. Occorre, quindi, una grande sinergia con le reti europee, con standard di compatibilità e protocolli operativi che permettano l’integrazione della produzione groenlandese nella rete più grande del continente.
Dal punto di vista finanziario, i costi di costruzione — opere idrauliche, dighe, condotte, stazioni di pompaggio — sono elevati, così come le sfide ambientali e sociali. In Groenlandia, come in ogni contesto artico, è essenziale tutelare l’ecosistema fragile. Le dighe possono alterare flussi naturali, influenzare la fauna acquatica e incidere su ghiacciai e corsi d’acqua. Il governo groenlandese è attento a queste criticità e punta a progetti che rispettino standard ESG elevati e coinvolgano le comunità locali; ogni iniziativa dovrà bilanciare crescita economica e tutela ambientale.
Politicamente, l’offerta verde della Groenlandia si inserisce in una partita più ampia. L’isola, membro autonomo del Regno di Danimarca, sta rivendicando un ruolo sempre più autonomo nel definire le proprie relazioni internazionali. Le risorse energetiche e minerarie rappresentano leve di autonomia economica, che possono rafforzare la posizione negoziale nei confronti della Danimarca e delle grandi potenze che guardano al Grande Nord. In particolare, con la crescente attenzione degli Stati Uniti alla regione artica e il rilancio di interessi cinesi nelle materie prime, la Groenlandia si configura come terreno strategico. Il premier Nielsen ha dichiarato personalmente che l’isola deciderà del proprio destino e che non intende essere oggetto di acquisizioni o controllo esterni, riaffermando che gli investitori dovranno lavorare secondo condizioni stabilite da Nuuk.
La cooperazione con l’UE si presenta dunque come una delle modalità più “amichevoli” per integrare il progetto groenlandese in una architettura europea dell’energia. L’UE, che già presidia con la strategia Green Deal e la promozione di energie rinnovabili i propri obiettivi climatici, potrebbe accogliere la collaborazione groenlandese come parte dell’approvvigionamento “verde esterno”, diversificando le sue fonti. Ma dovrà farlo con equilibrio: progettare accordi che non creino dipendenze e che distribuiscano benefici equi tra Finlandia energetica e comunità locali.
La sfida che si apre nei prossimi anni è dunque complessa su più fronti: tecnico, ambientale, politico e istituzionale. La Groenlandia oggi non offre solo paesaggi di ghiaccio e silenzio: con la sua forza idroelettrica, potrebbe trasformarsi in una chiave di volta per l’Europa che vuole importare energia “pulita e affidabile”. Il premier Nielsen ha messo in luce la visione: collaborare, investire, costruire insieme. Se quell’offerta verrà accolta con pragmatismo e responsabilità, l’isola artica potrebbe fare da ponte tra il Nord polare e il cuore dell’Europa energetica futura.

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