Glovo, il gip convalida il commissariamento: da regolarizzare 40 mila rider con redditi sotto la soglia di povertà
- piscitellidaniel
- 19 feb
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Il giudice per le indagini preliminari ha convalidato il commissariamento di Glovo, imponendo alla piattaforma di delivery un percorso di regolarizzazione che riguarda circa 40 mila rider, molti dei quali percepiscono compensi inferiori alla soglia di povertà. Il provvedimento rappresenta uno dei passaggi più significativi nel confronto tra autorità giudiziaria e piattaforme digitali in materia di tutela del lavoro, in un settore che negli ultimi anni è cresciuto rapidamente ma ha sollevato interrogativi su diritti, inquadramento contrattuale e protezione sociale.
Secondo le contestazioni emerse nell’ambito dell’inchiesta, il modello organizzativo adottato avrebbe determinato una compressione delle tutele previste per i lavoratori subordinati, configurando una forma di eterodirezione incompatibile con il regime di collaborazione autonoma dichiarato. La decisione del gip di convalidare il commissariamento si inserisce in una linea giurisprudenziale che tende a verificare in concreto la natura del rapporto di lavoro, al di là della qualificazione formale, valorizzando elementi come il controllo algoritmico delle prestazioni, la gestione dei turni e il sistema di valutazione delle performance.
Il tema centrale riguarda la condizione economica dei rider coinvolti, con redditi che in molti casi risultano inferiori ai livelli minimi ritenuti adeguati per garantire un sostentamento dignitoso. La precarietà dei compensi, legati al numero di consegne effettuate e alla disponibilità a operare in determinate fasce orarie, ha alimentato un dibattito politico e sindacale sulla necessità di rafforzare le garanzie nel settore della gig economy. Il commissariamento mira a imporre un piano di adeguamento che preveda il corretto inquadramento dei lavoratori, il versamento dei contributi previdenziali e il rispetto delle normative su sicurezza e retribuzione.
La vicenda si colloca in un contesto normativo già interessato da interventi legislativi volti a disciplinare il lavoro tramite piattaforme digitali. Negli ultimi anni sono stati introdotti obblighi minimi in materia di compenso e assicurazione contro gli infortuni, ma il confine tra autonomia e subordinazione resta oggetto di interpretazioni giurisprudenziali. L’utilizzo di algoritmi per l’assegnazione delle consegne e per la valutazione dei rider rappresenta uno degli elementi più controversi, poiché può determinare un controllo sostanziale sulle modalità di esecuzione della prestazione.
Il provvedimento giudiziario ha ripercussioni rilevanti anche sul piano economico e organizzativo per la società, chiamata a rivedere il proprio modello operativo. L’eventuale riclassificazione dei rider come lavoratori subordinati comporterebbe un incremento dei costi legati a contributi, ferie, malattia e altre tutele previste dall’ordinamento. Al tempo stesso, la decisione potrebbe costituire un precedente significativo per l’intero settore del food delivery e per le altre piattaforme attive nel mercato italiano.
La convalida del commissariamento segna un passaggio delicato nel rapporto tra innovazione tecnologica e diritto del lavoro. Il caso Glovo evidenzia la tensione tra modelli organizzativi basati sulla flessibilità e la necessità di garantire standard minimi di tutela per migliaia di lavoratori. La gestione della fase successiva sarà determinante per definire l’equilibrio tra sostenibilità economica delle piattaforme e riconoscimento dei diritti, in un ambito che continua a rappresentare una delle frontiere più complesse della regolazione del lavoro contemporaneo.

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