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Gli editori chiedono l’intervento del Governo contro lo squilibrio creato dalle big tech nel mercato dell’informazione

Il mondo dell’editoria italiana ha rivolto un nuovo e deciso appello al Governo affinché intervenga sulle dinamiche che, negli ultimi anni, hanno alterato profondamente l’equilibrio economico del settore, aggravando la distanza tra imprese editoriali e piattaforme digitali globali. Gli editori sottolineano come la predominanza delle grandi aziende tecnologiche nella raccolta pubblicitaria e nel controllo dei flussi informativi abbia ridotto progressivamente la sostenibilità economica delle testate giornalistiche, mettendo a rischio la pluralità dell’informazione e la tenuta complessiva dell’intero ecosistema mediatico. L’iniziativa giunge in un momento particolarmente delicato per il settore, segnato da un aumento dei costi, dalla riduzione dei ricavi tradizionali e dalla necessità di investire in innovazione per rimanere competitivi.


Secondo gli editori, il rapporto tra piattaforme digitali e imprese dell’informazione è diventato sbilanciato a causa della capacità delle big tech di concentrare gran parte della pubblicità online e di orientare i flussi di traffico attraverso algoritmi che favoriscono contenuti aggregati, spesso estratti dalle testate senza un adeguato riconoscimento economico. La preoccupazione riguarda sia la sostenibilità delle redazioni, che vedono ridursi le risorse necessarie per garantire un’informazione verificata e di qualità, sia la possibilità che la progressiva disintermediazione dei contenuti porti a una diffusione incontrollata di notizie non verificate, aumentando il rischio di disinformazione.


La questione è resa ancora più urgente dall’evoluzione tecnologica in atto, che comprende l’uso sempre più diffuso dell’intelligenza artificiale per aggregare, sintetizzare e riprodurre articoli e contenuti giornalistici senza che la proprietà intellettuale sia adeguatamente riconosciuta. Gli editori evidenziano come queste pratiche stiano erodendo il valore del lavoro giornalistico e stiano trasferendo alle piattaforme un vantaggio competitivo non sostenibile, ottenuto attraverso l’utilizzo massivo dei contenuti prodotti dagli operatori dell’informazione tradizionale. Il timore è che il mercato possa progressivamente spostarsi verso modelli in cui la produzione originale venga penalizzata rispetto alla capacità delle piattaforme di riorganizzare le notizie in forma sintetica o automatizzata.


Le richieste rivolte al Governo riguardano principalmente l’adozione di misure regolamentari che impongano un riequilibrio tra piattaforme e editori, con meccanismi di remunerazione equi per l’utilizzo dei contenuti giornalistici online. Gli editori chiedono inoltre un rafforzamento delle norme sulla trasparenza degli algoritmi, affinché le piattaforme debbano rendere più chiari i criteri con cui selezionano, classificano e distribuiscono le notizie. La distribuzione del traffico informativo, infatti, influisce in modo diretto sulla visibilità delle testate e sulla possibilità di sostenersi economicamente attraverso abbonamenti e pubblicità.


Un’altra richiesta riguarda la protezione della proprietà intellettuale, ritenuta essenziale per evitare che contenuti complessi e costosi da produrre vengano replicati o sintetizzati da sistemi automatizzati senza un compenso proporzionato. La tutela dei diritti editoriali, sottolineano le associazioni di categoria, rappresenta un punto decisivo per garantire la sopravvivenza delle imprese e la qualità dell’informazione. Senza un sistema che riconosca in modo corretto il valore del lavoro giornalistico, l’intero settore rischia di trovarsi in una situazione in cui la produzione originale viene schiacciata da modelli basati sull’estrazione e la rielaborazione dei contenuti altrui.


Il dibattito coinvolge anche il tema della concorrenza nei mercati digitali, poiché l’attuale struttura del settore pubblicitario online vede una forte concentrazione nelle mani di poche piattaforme globali che, grazie alla loro capacità tecnologica, raccolgono una quota preponderante degli investimenti, lasciando agli editori una frazione insufficiente per sostenere attività complesse come l’inchiesta, il reportage e la copertura quotidiana delle notizie. Gli editori chiedono quindi interventi che favoriscano una maggiore equità nella distribuzione delle risorse e che impediscano alle piattaforme di sfruttare posizioni dominanti per imporre condizioni contrattuali svantaggiose.


La mobilitazione dimostra come il settore consideri ormai improcrastinabile un intervento del legislatore. L’evoluzione del mercato sta imponendo un ripensamento del ruolo delle piattaforme digitali, del valore del contenuto giornalistico e dei rapporti economici che ne regolano la circolazione. La sopravvivenza di un’informazione pluralista e professionale, sostengono gli editori, è legata alla capacità del sistema di riconoscere che la produzione di contenuti affidabili richiede investimenti, competenze e responsabilità che devono essere tutelati e remunerati in modo adeguato.

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