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Giovani e lavoro: la crisi non è (solo) demografica

Oggi il Festival dell’Economia di Trento ha ospitato il dialogo tra Marilena Guerra, presidente della Commissione provinciale Pari Opportunità, Edoardo Italia, presidente del Consiglio Nazionale dei Giovani, Alessandro Rosina, professore ordinario di Demografia e direttore del "Center for Applied Statistics in Business and Economics" (Università Cattolica di Milano) e Francesco Seghezzi, presidente di ADAPT. Fra il pubblico vi era anche l'assessore provinciale all'istruzione, cultura, per i giovani e per le pari opportunità Francesca Gerosa.

“Stiamo vivendo un cambiamento demografico profondo – ha spiegato Rosina – oggi in Italia gli under 30 sono il 27%, percentuale più bassa in Europa. Ma oltre ad avere meno giovani, abbiamo anche tassi di occupazione più bassi rispetto agli altri Paesi, il che significa che li stiamo sotto-utilizzando”. Ma allora come si colma il divario? Agevolando il lavoro ad alcune fasce di popolazione, una su tutte le donne, ma anche – ha azzardato Seghezzi, ben sapendo di lanciare una provocazione – accettando la grande contraddizione per cui le scelte che possono risolvere il problema sono infelici: penso al cambio delle politiche di pensionamento, che per forza di cose si sposterà sempre più in là nel tempo e dovrà corrispondere a un lavoro sostenibile anche in età avanzata, all’introduzione massiva di tecnologie in alcuni settori”.


Partendo da 4 parole chiave: giovani, geografie, generazioni e genere, il panel ha indagato gli squilibri demografici, quelli che paiono incontrarsi tutti nello stesso punto: nella possibilità o nella difficoltà di costruire futuro attraverso il lavoro. 

Giovani, perché, come ha chiarito Rosina, “non sappiamo come funzionano una società e un’economia in cui i giovani sono un bene scarso; si tratta di qualcosa che non c’è mai stato. Ciò che sappiamo è solo che una riduzione eccessiva di chi entra nel mondo del lavoro, creerà uno svantaggio competitivo; che se i giovani non vengono ben formati e ben inseriti nel lavoro, li stiamo sprecando. Per questo diventano fondamentali le condizioni che si offrono loro. Perché se oggi gli over 50 sono la forza lavoro in termini percentuale, sarà nei prossimi 10 anni che ci giocheremo il tutto per tutto, quando i 6 milioni di over 50 andranno in pensione, e andremo incontro a rischi di squilibrio insanabili”.


Geografie e generazioni, perché come ha sottolineato Italia, “i punti critici di questo scenario sono in primis la qualità del lavoro, che è per i giovani spesso discontinuo, precario, sottopagato e incoerente col proprio percorso di studio, ma anche il divario tra salari e costo della vita e un problema di discontinuità sociale e territoriale, per cui in base a dove si nasce, si hanno più o meno possibilità”.


Genere, perché, come ha concluso Guerra, “in Trentino abbiamo un’occupazione nel 2025 quasi ai massimi livelli, al 72%. Ma all’interno di questa cifra, la parte più fragile è composta dalle donne, che lavorano meno, perché impegnate anche nei carichi di cura,tanto di figli, quanto di anziani. Nel nostro territorio sono 20mila le donne che mancano nel mercato del lavoro, e sono 45mila quelle che lavorano part-time. Ma se non è solo nel fare figli, bensì anche nell’accesso di più persone al mercato del lavoro che possiamo trovare una soluzione alla crisi demografica, sono necessari interventi massivi sui servizi”.




Fonte: festivaleconomia2026.it

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