Giamaica in ginocchio per l’uragano Uragano Melissa: almeno tre morti, distruzioni e scenari apocalittici
- piscitellidaniel
- 31 ott
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L’isola della Giamaica si trova oggi di fronte a una catastrofe naturale di vaste proporzioni. L’uragano Melissa, nella sua fase finale di avvicinamento e con intensità già altissima in sede di landfall, ha provocato almeno tre vittime confermate nel Paese mentre la tempesta si intensificava, spingendo autorità e servizi d’emergenza a dichiarare lo stato di allerta massima e ad attivare rifugi per migliaia di cittadini. Il bilancio è destinato a salire, viste le condizioni del territorio colpito, l’inaccessibilità di alcune zone e la rapidità con cui la situazione è precipitata: fonti locali parlano di almeno tre morti accertati e di almeno tredici feriti nelle fasi di preparazione all’arrivo della tempesta.
Le autorità giamaicane avevano avvertito la popolazione: non era il momento di “fare i coraggiosi”, aveva dichiarato il ministro preposto, mettendo in guardia contro l’uscita dalle abitazioni non protette e l’uso di veicoli in presenza di forti piogge e vento. Tuttavia, la velocità di formazione del sistema tropicale, e la sua traiettoria diretta verso le zone più vulnerabili dell’isola, hanno reso difficile un’evacuazione totale e perfettamente ordinata. Il governo ha allestito circa 880 rifugi, ma molti sono risultati poco utilizzati o in ritardo nell’allestimento; l’avviso ufficiale del Ministero della Sanità confermava che tre persone erano morte e che almeno altre tredici avevano riportato ferite durante le operazioni di chiusura delle abitazioni, messa in sicurezza dei tetti e dei veicoli e preparazione degli approvvigionamenti.
L’uragano ha raggiunto la Giamaica quando aveva già superato la soglia della categoria 5 della scala Saffir-Simpson, con venti estremamente violenti e onde anomale che hanno travolto le coste. Le previsioni parlavano di piogge fino a 40 pollici (oltre un metro) in alcune zone e di un “storm surge” capace di provocare allagamenti e cedimenti strutturali, oltre a smottamenti su territori già fragili. Il paragone con tempeste storiche era inevitabile: gli esperti meteorologici indicano che Melissa ha superato molti parametri osservati in precedenza e che l’impatto, specialmente nel sud-ovest dell’isola, potrebbe definirsi come “senza precedenti”.
Le zone rurali, in particolare le parrocchie di St Elizabeth, Hanover e Westmoreland, sono state segnalate come le più esposte. Strade occluse, linee elettriche spazzate via, tetti scoperchiati in massa, alberi abbattuti e infrastrutture isolate. In queste aree la comunicazione è risultata gravemente compromessa, rendendo difficile una conta immediata dei danni e delle vittime. Le autorità locali hanno riconosciuto che la rete telefonica e internet non era stabile e che sono state rilevate interruzioni del flusso elettrico diffuse, che complicano i soccorsi e la verifica dei casi. La situazione è particolarmente grave nei sobborghi e nelle comunità costiere, dove le onde e il vento erano tali da saltare sopra i muri protettivi e da provocare inondazioni repentine.
L’ambito turistico, che rappresenta una parte significativa dell’economia giamaicana, è stato immediatamente coinvolto. Diverse località note per accogliere vacanzieri sono state colpite: scogliere erose, spiagge coperte da detriti, alberghi evacuati o danneggiati, porti chiusi e voli cancellati. Le autorità del turismo hanno sottolineato che la ripresa sarà complessa, non solo in termini di infrastrutture danneggiate ma anche per l’immagine internazionale dell’isola, e per la fiducia dei viaggiatori. La perdita economica potrà protrarsi ben oltre il passaggio dell’uragano, in termini di chiusure anticipate, clienti che non potranno partire, operatori turistici che avranno tetti da riparare o finestre da sostituire.
In parallelo, gli agricoltori sono già in allerta massima: ampie aree agricole nelle conche interiori e sulle colline costiere rischiano inondazioni e smottamenti, mentre le coltivazioni di frutta, canna da zucchero, banane e altri prodotti caratteristici dell’isola si trovano a rischio immediato. Le associazioni di settore hanno stimato che la perdita potrebbe essere molto elevata se le piogge e i danni alle infrastrutture agricole si confermano come previsti. Inoltre, la logistica per la raccolta e la distribuzione dei prodotti subirà rallentamenti per strade interrotte o ponti lesionati.
Dal punto di vista della protezione civile, l’esperienza giamaicana mette in luce alcune fragilità sistemiche: la diffusione di rifugi è utile ma non sempre sufficiente, la comunicazione preventiva ha raggiunto molti, ma alcune zone remote non sono state pienamente isolate in tempo e l’intensità dell’uragano ha superato le soglie di sicurezza previste. Le autorità hanno sottolineato che sono in corso operazioni di demolizione temporanea di ostacoli (alberi caduti, pali della luce abbattuti) per consentire il passaggio dei mezzi di soccorso, ma che la progressione dei lavori è rallentata soprattutto nelle aree montane e nelle zone costiere occidentali, dove l’accesso è ancora difficoltoso.
La Giamaica, come Paese vulnerabile alle perturbazioni tropicali, si trova ancora una volta al centro della discussione sulle conseguenze dei cambiamenti climatici. L’avvento di un uragano di questa intensità, con caratteristiche di rapidissima intensificazione e venti così estremi al momento del landfall, è interpretato dagli esperti come un segnale di aggravamento del rischio meteorologico nelle regioni caraibiche. I decisori locali e le organizzazioni internazionali richiamano l’urgenza di rafforzare le barriere costiere, migliorare la pianificazione delle evacuazioni, aggiornare gli standard edilizi e implementare sistemi di allerta più efficaci. In questo caso, l’uragano Melissa ha dimostrato che l’anticipazione del rischio e la mobilitazione dei rifugi risultano fondamentali, ma non bastano se la tempesta supera ampiamente le soglie conosciute.
La fase di emergenza per la Giamaica è tutt’altro che conclusa: i danni alle infrastrutture principali – ospedali, reti elettriche, strade, ponti – sono già rilevanti, e il tempo per iniziare le valutazioni e le riparazioni è ora. Il governo ha dichiarato lo “stato di disastro” per permettere un rapido accesso a risorse e poteri speciali, e la riattivazione della normale vita sociale ed economica dipenderà fortemente da quanto sarà rapida la risposta ai danni e l’apertura delle vie di comunicazione. Nel frattempo, le richieste immediate sono: acqua potabile, generi alimentari, coperture temporanee per le abitazioni, kit di primo soccorso e una rete di comunicazione che garantisca il coordinamento dei soccorsi. Le missioni internazionali e le organizzazioni umanitarie sono già state allertate per intervenire, ma la logistica resta complicata.

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