George Simion contesta il risultato delle elezioni presidenziali in Romania: accuse di interferenze esterne e richiesta di annullamento
- piscitellidaniel
- 20 mag
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A soli due giorni dal ballottaggio presidenziale rumeno del 18 maggio 2025, George Simion, leader del partito ultranazionalista Alleanza per l'Unità dei Romeni (AUR), ha presentato un ricorso alla Corte Costituzionale per chiedere l'annullamento del voto che ha visto la vittoria del centrista europeista Nicușor Dan con il 53,6% dei consensi. Simion, che ha ottenuto il 46,4% dei voti, ha motivato la sua richiesta denunciando presunte interferenze esterne, in particolare da parte della Francia e della Moldavia, e presunti brogli elettorali.
In un messaggio pubblicato sulla piattaforma X, Simion ha dichiarato: "Chiedo ufficialmente alla Corte Costituzionale di annullare le elezioni presidenziali rumene di maggio 2025 per le stesse ragioni per cui le elezioni di dicembre sono state annullate: interferenze esterne da parte di attori statali e non statali. Questa volta dimostrato con prove". Ha inoltre aggiunto: "Né la Francia né la Moldavia, né nessun altro ha il diritto di interferire nelle elezioni di un altro stato. A tutti i rumeni: chiedete urgentemente alla Corte Costituzionale di annullare questa farsa. Non ci arrenderemo e non tradiremo! Questa è solo l'inizio di una grande vittoria".
Simion ha anche accusato le autorità di aver permesso il voto di persone decedute e ha denunciato un presunto orientamento dei media e delle istituzioni contro la sua candidatura. Ha inoltre sostenuto che la piattaforma di messaggistica Telegram avrebbe subito pressioni da parte di un governo dell'Europa occidentale per censurare le voci conservatrici, citando il fondatore Pavel Durov.
Questa richiesta di annullamento arriva in un contesto politico già teso. Le precedenti elezioni presidenziali, tenutesi nel novembre 2024, erano state annullate dalla Corte Costituzionale a causa di presunte interferenze russe e violazioni del finanziamento della campagna elettorale, che avevano favorito il candidato di estrema destra Călin Georgescu. La ripetizione del voto era stata vista come un tentativo di ristabilire la fiducia nel processo democratico rumeno.
La Corte Costituzionale ha ora il compito di esaminare il ricorso presentato da Simion. Secondo la legge rumena, il termine per presentare prove a sostegno di tali richieste è di tre giorni dalla proclamazione dei risultati ufficiali. Al momento, non sono state fornite prove concrete a sostegno delle accuse di Simion.
Nel frattempo, il Partito Social Democratico (PSD) ha subito un terremoto interno a seguito della sconfitta del suo candidato, Crin Antonescu, che ha ottenuto solo il 20,3% dei voti al primo turno. Il leader del PSD, Marcel Ciolacu, ha annunciato le sue dimissioni, e Sorin Grindeanu è stato nominato presidente ad interim del partito. Il PSD sta ora valutando se sostenere il futuro governo guidato da Nicușor Dan.
La comunità internazionale osserva con attenzione gli sviluppi in Romania. Gli Stati Uniti hanno espresso la loro disponibilità a collaborare con il nuovo presidente, pur senza rilasciare una dichiarazione ufficiale di congratulazioni.
La situazione politica in Romania rimane quindi incerta, con la possibilità che il ricorso di Simion prolunghi ulteriormente il periodo di instabilità istituzionale. La Corte Costituzionale dovrà ora decidere se accogliere o respingere la richiesta di annullamento delle elezioni, in un clima di crescente polarizzazione politica e sociale.

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