Gaza, Von der Leyen e Parolin denunciano le stragi di civili: “Abominevole colpire la popolazione”
- piscitellidaniel
- 27 mag
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Nel mezzo di un conflitto che continua a mietere vittime tra la popolazione civile di Gaza, le massime autorità politiche e religiose europee hanno lanciato un duro atto di accusa contro la condotta delle operazioni militari israeliane. Le parole pronunciate dalla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e dal cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede, segnano una presa di posizione netta e inequivocabile contro l’intensificarsi degli attacchi su obiettivi non militari.
“È abominevole mirare ai civili”, ha dichiarato von der Leyen, definendo la situazione umanitaria a Gaza “inaccettabile”. La leader europea ha sottolineato l’urgenza di un cessate il fuoco immediato, utile non solo a interrompere la spirale di morte, ma anche a permettere il rilascio degli ostaggi e il libero ingresso degli aiuti umanitari. In un contesto di fame crescente, con la popolazione allo stremo per mancanza di cibo, acqua potabile e cure mediche, von der Leyen ha ribadito che “non ci possono essere giustificazioni per attacchi che colpiscono indiscriminatamente uomini, donne e bambini”.
Non meno dure le parole del cardinale Parolin, che ha parlato apertamente della necessità di fermare “la logica delle bombe”, ricordando come la popolazione civile stia pagando il prezzo più alto del conflitto. “È inaccettabile, ha affermato, che si continui a colpire aree densamente abitate senza alcuna distinzione tra obiettivi militari e persone innocenti. La guerra deve lasciare spazio alla diplomazia e al rispetto dei diritti umani”.
Le loro dichiarazioni giungono all’indomani di un ennesimo attacco aereo israeliano che, secondo fonti mediche palestinesi, ha provocato almeno 136 morti in 24 ore nella Striscia. Le immagini che arrivano da Rafah, Gaza City e Khan Younis mostrano edifici sventrati, ambulanze sommerse dalle macerie e ospedali al collasso. Oltre 35.000 i morti dall’inizio delle ostilità secondo il ministero della Sanità di Gaza, con più della metà delle vittime tra donne e minori.
Sul piano internazionale cresce la pressione su Israele. Francia, Regno Unito e Canada hanno diffuso una nota congiunta in cui si chiede esplicitamente di fermare l’offensiva militare e di consentire l’ingresso illimitato degli aiuti umanitari. “La decisione del governo israeliano di far passare pochi camion non basta. È necessario garantire un flusso costante di beni essenziali per evitare una carestia imminente”.
Intanto il Consiglio di Sicurezza dell’ONU è stato nuovamente convocato per discutere della crisi, mentre il Segretario Generale Antonio Guterres ha definito la situazione “una catastrofe morale e politica che rischia di destabilizzare ulteriormente l’intero Medio Oriente”. Guterres ha chiesto che vengano rispettate le Risoluzioni 2728 e 1860, che impongono il rispetto del diritto internazionale umanitario e la protezione dei civili.
Sul fronte interno israeliano, cresce anche il dissenso di parte dell’opinione pubblica, con manifestazioni che chiedono al governo Netanyahu di porre fine alle ostilità. Tuttavia, la posizione dell’esecutivo resta ancorata alla strategia militare di “neutralizzazione totale di Hamas”, obiettivo dichiarato e ribadito nonostante le critiche della comunità internazionale.
Le parole di Ursula von der Leyen e di Pietro Parolin si collocano in un contesto geopolitico delicato, in cui l’equilibrio tra diritto alla difesa e protezione dei civili è sempre più difficile da mantenere. L’Europa sembra voler uscire da una posizione attendista e cerca ora un ruolo attivo nella ricerca di una tregua sostenibile e di un dialogo multilaterale, anche attraverso il coinvolgimento di attori regionali come Egitto, Qatar e Turchia. Ma intanto, sotto le bombe, Gaza continua a contare i suoi morti.

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