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Gaza, Smotrich lancia l’ultimatum ad Hamas: disarmare o l’Idf distruggerà i tunnel di Rafah

Il ministro israeliano Bezalel Smotrich ha lanciato un ultimatum ad Hamas, chiedendo il disarmo dell’organizzazione e avvertendo che, in caso contrario, l’Idf procederà alla distruzione sistematica dei tunnel nell’area di Rafah, al confine tra la Striscia di Gaza e l’Egitto. Le dichiarazioni si inseriscono in una fase di forte tensione militare e diplomatica, con operazioni che continuano a interessare il sud della Striscia e con la comunità internazionale impegnata in tentativi di mediazione.


Rafah rappresenta uno snodo strategico cruciale, sia per la presenza del valico con l’Egitto sia per la rete sotterranea che nel tempo è stata attribuita a Hamas e ad altri gruppi armati. Secondo le autorità israeliane, i tunnel costituiscono un’infrastruttura militare destinata al trasporto di armi, al movimento di combattenti e alla realizzazione di attacchi contro obiettivi israeliani. L’eventuale distruzione di questa rete sotterranea è considerata da Israele un passaggio necessario per ridurre la capacità operativa dell’organizzazione.


L’ultimatum formulato da Smotrich si colloca in un quadro in cui il governo israeliano ribadisce l’obiettivo di smantellare in modo definitivo le strutture militari di Hamas. Il disarmo richiesto viene presentato come condizione imprescindibile per un cambiamento della situazione sul terreno. Dall’altra parte, Hamas non ha dato segnali di disponibilità ad accettare una simile richiesta, mantenendo una posizione di confronto che alimenta il rischio di ulteriori escalation.


Le operazioni nell’area di Rafah sono particolarmente sensibili anche per la presenza di civili e per la pressione umanitaria già gravante sulla Striscia di Gaza. Le organizzazioni internazionali hanno più volte espresso preoccupazione per l’impatto delle operazioni militari su una popolazione già provata da mesi di conflitto, con carenze di beni essenziali, infrastrutture danneggiate e difficoltà nell’accesso agli aiuti. L’eventuale intensificazione delle attività dell’Idf nei tunnel potrebbe comportare ulteriori spostamenti di persone e un aggravamento delle condizioni umanitarie.


Il sistema dei tunnel, spesso definito come una rete sotterranea estesa e ramificata, è stato oggetto di operazioni militari in diverse fasi del conflitto. Israele sostiene che tali infrastrutture consentano ad Hamas di mantenere una capacità operativa anche in presenza di bombardamenti e controlli di superficie. La distruzione dei tunnel viene quindi considerata una priorità strategica, finalizzata a privare l’organizzazione di un vantaggio tattico rilevante.


Sul piano politico, le dichiarazioni di Smotrich riflettono la linea dura sostenuta da una parte del governo israeliano, che insiste sulla necessità di un’azione militare incisiva per garantire la sicurezza nazionale. Il contesto regionale resta estremamente fragile, con attori internazionali che monitorano gli sviluppi e cercano di evitare un ampliamento del conflitto. La questione dei tunnel di Rafah si intreccia con il più ampio scenario di confronto tra Israele e Hamas, in cui dimensione militare e diplomatica continuano a sovrapporsi.


L’ultimatum rappresenta quindi un passaggio significativo in una fase di conflitto caratterizzata da alta intensità e da equilibri instabili. Le operazioni sul terreno e le scelte politiche dei prossimi giorni saranno determinanti per comprendere se la richiesta di disarmo rimarrà una dichiarazione di principio o se preluderà a un’ulteriore escalation nell’area meridionale della Striscia di Gaza.

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