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Gaza, razzo colpisce casa di un pediatra: uccisi nove figli, grave il decimo

Una famiglia distrutta nel cuore del conflitto

Nella notte tra sabato 25 e domenica 26 maggio, un razzo ha colpito in pieno l’abitazione di un noto medico pediatra di Gaza City, provocando una delle tragedie familiari più gravi dall’inizio del conflitto. Nove figli del medico sono morti sul colpo. Il decimo, un bambino, è rimasto gravemente ferito ed è attualmente ricoverato in condizioni critiche. Al momento dell’esplosione, il padre si trovava fuori casa, impegnato in un turno di lavoro in una clinica pediatrica locale. Non è chiaro se l’attacco fosse mirato o il risultato di un errore, ma l’impatto dell’esplosione è stato devastante, distruggendo completamente l’edificio residenziale nel quartiere di Al-Daraj.


La notizia si è rapidamente diffusa anche nei media internazionali. La vicenda ha suscitato fortissime reazioni da parte di organizzazioni umanitarie, medici e società civili. Testimoni oculari e volontari della Mezzaluna Rossa accorsi sul posto hanno descritto scene raccapriccianti, mentre le ambulanze faticavano a raggiungere l’area colpita per via delle macerie e della pericolosità delle operazioni.


L’ennesima tragedia tra i civili

Questa nuova strage di bambini si inserisce in una lunga serie di eventi drammatici che, da mesi, scandiscono il ritmo quotidiano della guerra nella Striscia di Gaza. Secondo le stime delle Nazioni Unite aggiornate al 25 maggio, più del 50% delle vittime del conflitto è composto da donne e minori. Il sistema sanitario locale, già al collasso per la carenza di elettricità e medicinali, non è in grado di gestire l’afflusso continuo di feriti gravi.


La casa del pediatra non si trovava in una zona militarizzata, ma in un quartiere residenziale densamente popolato. Secondo fonti della Protezione Civile locale, l’ordigno potrebbe essere stato lanciato durante uno dei raid notturni che, in questi giorni, hanno colpito diverse zone urbane del nord di Gaza. Al momento non è ancora stata confermata la provenienza dell’attacco, ma secondo fonti palestinesi si tratterebbe di un missile israeliano. L’esercito di Israele non ha ancora commentato l’accaduto.


Reazioni internazionali e appelli alla tregua

Il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha definito l’attacco “inaccettabile” e ha rilanciato l’urgenza di un cessate il fuoco duraturo, condannando l’uso della forza contro obiettivi civili. Anche l’UNICEF ha rilasciato una nota durissima, ricordando che i bambini “non devono mai essere bersagli in guerra” e che ogni attacco contro civili è una violazione del diritto internazionale umanitario.


Nel frattempo, l’Unione Europea ha invitato tutte le parti a “dimostrare moderazione” e ha sollecitato l’apertura di corridoi umanitari. Tuttavia, la realtà sul terreno appare sempre più drammatica. Gli ospedali funzionano al limite, la popolazione è stremata, e i pochi aiuti che riescono a entrare a Gaza non sono sufficienti a coprire i bisogni di base.


Il simbolo di un’intera generazione perduta

Il medico colpito dalla tragedia era conosciuto e rispettato in tutta Gaza per il suo lavoro con i bambini malati. La sua figura, oggi, è diventata simbolo della sofferenza di un’intera generazione falcidiata dalla guerra. Le immagini dei piccoli corpi adagiati nei teli bianchi hanno fatto il giro del mondo e rappresentano l’emblema della fragilità umana davanti alla brutalità della guerra.


Le autorità sanitarie della Striscia di Gaza hanno proclamato tre giorni di lutto ufficiale. Migliaia di persone hanno preso parte ai funerali dei nove bambini. La comunità si è stretta attorno alla famiglia, mentre il padre, distrutto dal dolore, non ha rilasciato dichiarazioni. Intanto, l’unico figlio sopravvissuto lotta per la vita nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Al-Shifa. Secondo i medici, le sue condizioni restano critiche, ma stabili.


Mentre il mondo osserva con sgomento, questa tragedia diventa un nuovo monito della necessità urgente di porre fine a un conflitto che continua a colpire in modo indiscriminato chi non ha alcuna colpa: i bambini.

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