Gaza, il governo israeliano approva il cessate il fuoco: una tregua fragile tra pressioni interne e diplomazia internazionale
- piscitellidaniel
- 10 ott
- Tempo di lettura: 3 min
Il governo israeliano ha approvato l’accordo di cessate il fuoco con Hamas, ponendo fine a settimane di intensi bombardamenti e combattimenti nella Striscia di Gaza. La decisione è arrivata dopo ore di confronto tra le varie anime della coalizione guidata dal primo ministro, con un voto favorevole di misura che riflette la profonda spaccatura all’interno dell’esecutivo. L’intesa, mediata da Stati Uniti, Egitto e Qatar, prevede la sospensione immediata delle operazioni militari e un piano di ritiro graduale delle truppe israeliane da alcune aree strategiche, in cambio della liberazione degli ostaggi e di un numero consistente di prigionieri palestinesi.
L’annuncio del cessate il fuoco ha provocato reazioni contrastanti sia in Israele sia nei Territori palestinesi. Nelle città israeliane più colpite dagli attacchi, la popolazione ha accolto con sollievo la prospettiva di una tregua, mentre i partiti di estrema destra hanno accusato il governo di aver ceduto alle pressioni internazionali. All’interno della coalizione, diversi ministri hanno espresso forti perplessità, sostenendo che l’accordo potrebbe compromettere la sicurezza nazionale e favorire la riorganizzazione militare di Hamas. Nonostante ciò, la maggioranza dei membri dell’esecutivo ha sottolineato la necessità di interrompere l’escalation, che nelle ultime settimane aveva provocato un bilancio di vittime civili drammatico e un progressivo isolamento politico di Israele sul piano diplomatico.
La tregua prevede una serie di passaggi vincolanti per entrambe le parti. Israele dovrà completare il ritiro delle truppe da Gaza entro ventiquattro ore, mantenendo tuttavia presidi militari lungo la linea di sicurezza per prevenire eventuali violazioni. Hamas, dal canto suo, dovrà procedere alla liberazione di tutti gli ostaggi ancora in vita entro settantadue ore, in cambio del rilascio di circa duemila prigionieri palestinesi, inclusi alcuni detenuti per reati di sicurezza. L’intesa introduce anche un meccanismo di monitoraggio internazionale coordinato dagli Stati Uniti, che prevede la presenza di contingenti provenienti da Egitto, Qatar e Turchia con il compito di garantire l’osservanza del cessate il fuoco e facilitare le operazioni umanitarie.
Sul piano militare, la situazione resta complessa. Nonostante la dichiarazione formale di cessazione delle ostilità, alcune aree di Gaza continuano a essere teatro di sporadici scontri e raid localizzati, segnalando la difficoltà di tradurre l’accordo politico in un’effettiva stabilità sul terreno. L’esercito israeliano ha confermato di aver completato il ritiro da gran parte delle posizioni avanzate, ma ha mantenuto droni di sorveglianza attivi sull’intera Striscia per monitorare eventuali movimenti armati. Hamas, da parte sua, ha proclamato la “vittoria della resistenza”, affermando di aver imposto a Israele un ritiro forzato grazie alla pressione militare e all’intervento della diplomazia internazionale.
L’attenzione ora si concentra sulla gestione delle operazioni umanitarie. Le agenzie internazionali stimano che oltre un milione di civili siano sfollati interni senza accesso stabile a cibo, acqua e cure mediche. L’accordo prevede l’apertura di corridoi umanitari sotto la supervisione congiunta dell’ONU e della Mezzaluna Rossa, con l’impegno di Israele a garantire il passaggio dei convogli verso gli ospedali e le aree di emergenza sanitaria. Tuttavia, permangono gravi difficoltà logistiche dovute alla distruzione delle infrastrutture e alla scarsità di carburante per i mezzi di soccorso.
Sul piano diplomatico, il cessate il fuoco rappresenta un importante successo per la mediazione internazionale, ma le prospettive di una pace duratura restano incerte. Gli Stati Uniti hanno espresso soddisfazione per l’accordo, invitando le parti a rispettare gli impegni e aprire un nuovo dialogo politico sotto la supervisione delle Nazioni Unite. L’Egitto, che ha svolto un ruolo centrale nei negoziati, ha annunciato l’intenzione di ospitare una conferenza regionale nelle prossime settimane per discutere la ricostruzione di Gaza e il rilancio del processo di pace. Dall’altro lato, l’opinione pubblica israeliana appare divisa: mentre una parte della popolazione chiede il ritorno immediato alla normalità, un’altra teme che la tregua possa rivelarsi solo una pausa temporanea prima di un nuovo ciclo di violenze.
La fragile tregua approvata dal governo israeliano apre dunque una fase di incertezza e di attesa. Il rispetto delle condizioni fissate dall’accordo, la liberazione effettiva degli ostaggi e la gestione della sicurezza ai confini saranno i fattori decisivi per comprendere se questa volta la cessazione delle ostilità potrà davvero tradursi in un passo avanti verso la stabilità o se resterà l’ennesimo capitolo di un conflitto destinato a riaccendersi.

Commenti