G7 stringe sulle importazioni di petrolio russo: mira su chi le aumenta mentre Putin si prepara a parlare da Sochi
- piscitellidaniel
- 2 ott
- Tempo di lettura: 3 min
Nel corso dell’ultima riunione virtuale, i ministri delle Finanze dei paesi del G7 hanno adottato una linea durissima nei confronti di chi continua ad accrescere gli acquisti di petrolio russo, annunciando che colpiranno soggetti e Paesi che facilitano l’evitamento delle sanzioni energiche. Sullo stesso fronte, la Russia risponde con una mossa simbolica: oggi Vladimir Putin interverrà da Sochi, in un discorso che molti interpretano come una risposta politica diretta alle pressioni occidentali.
L’accordo G7 prevede nuove misure commerciali — tra cui tariffe, divieti d’importazione e restrizioni di esportazione — tese a ridurre i flussi di proventi che Mosca ancora trae dalle vendite petrolifere. Il comunicato congiunto afferma che chi continua ad aumentare le importazioni russe dopo l’invasione dell’Ucraina verrà “mirato” da misure punitive, in particolare quei Paesi o entità che fungono da intermediari o facilitatori nel bypass delle sanzioni.
Secondo l’analisi degli osservatori, l’obiettivo implicito è puntare su nazioni che mantengono forti relazioni con la Russia come India e Cina, senza nominarle esplicitamente. Già nelle scorse settimane, gli Stati Uniti hanno sollecitato l’introduzione di dazi fino al 100 % per chi continua ad acquistare petrolio russo, facendo pressione sui partner del G7 affinché si allineino alla linea.
Sul piano tecnico, le misure congiunte riguarderanno anche operatori marittimi, società di trasporto, broker energetici e compagnie che facilitano il commercio tramite triangolazioni. L’intento è stringere la maglia del sistema che consente alla Russia di aggirare i tetti al prezzo del greggio e continuare a finanziare lo sforzo bellico.
Contestualmente, Putin parlerà oggi da Sochi in occasione del forum Valdai o in un intervento pubblico circondato da simboli di forza e resilienza. Il presidente russo potrebbe rispondere alle accuse con la retorica del ricatto: suggerire che ulteriori restrizioni energetiche non faranno che alimentare la crisi globale del mercato dell’energia e che la Russia ha alternative per ridistribuire le sue esportazioni verso mercati “amici”.
La tempistica del discorso è significativa: arriva quando l’Occidente sembra aver deciso di elevare l’asticella delle sanzioni, cercando di estenderle anche indirettamente a chi continua relazioni economiche con Mosca nonostante il conflitto. Putin ha interesse a dimostrare che la Russia non è isolata e che può reagire con capacità di resilienza politica ed economica.
Dal punto di vista geopolitico, la mossa del G7 segna una escalation nel confronto economico e simbolico. Se riuscisse a tradurre le minacce in azioni concrete, l’Occidente potrebbe aumentare il costo per chi sceglie di sostenere tramite acquisti energetici la macchina russa. Ma la sfida sarà non solo politica, ma anche tecnica: garantire che le misure siano effettivamente efficaci, che i controlli siano reali e che le ritorsioni russe non compromettono i mercati dell’energia globali.
Per il sistema finanziario e le catene globali, l’operazione comporta rischi di rimbalzo: possibili contromisure russe, reazioni di partner che si sentono chiamati in causa, instabilità nei prezzi del petrolio e ripercussioni sui mercati delle materie prime e dell’energia. La partita non sarà solo tra Occidente e Russia, ma coinvolgerà attivamente chi fino a ora ha mantenuto rapporti petroliferi con Mosca.
Se la strategia è ben calibrata, l’effetto potrebbe essere duplice: da un lato ridurre le entrate per la Russia, dall’altro spingere alcuni acquirenti indecisi verso scelte più coerenti con l’ordine sanzionatorio occidentale. Ma il discorso di Putin da Sochi darà già segnali forti su come Mosca intende rispondere, su quali siano i margini di retorica e sulle probabilità di una controffensiva diplomatica o economica che sovverta la linea attuale.

Commenti