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Fotovoltaico in Italia, calo del 17% nelle installazioni nei primi nove mesi del 2025

Il mercato fotovoltaico italiano attraversa una fase di rallentamento significativa. I dati dei primi nove mesi del 2025 mostrano un calo del 17% delle nuove installazioni rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, invertendo la tendenza positiva che aveva caratterizzato il biennio precedente. Dopo anni di crescita sostenuta, alimentata da incentivi, riduzione dei costi tecnologici e spinta legata alla transizione energetica, il settore mostra ora segnali di contrazione che coinvolgono in particolare il comparto residenziale e quello delle piccole e medie imprese. La flessione interessa sia la potenza installata sia il numero di impianti collegati alla rete, mentre gli impianti di grande taglia mantengono un andamento più stabile ma non sufficiente a compensare la perdita complessiva.


L’Italia, con oltre 32 gigawatt di capacità fotovoltaica cumulata, resta uno dei principali mercati europei, ma il ritmo di crescita non è più in linea con gli obiettivi previsti per il 2030. Le installazioni del 2025 si concentrano perlopiù nel Nord e nel Centro, con una riduzione visibile al Sud, dove negli anni precedenti il mercato aveva invece registrato incrementi significativi. Il rallentamento è attribuibile a una combinazione di fattori economici, regolatori e strutturali. Il venir meno di alcuni incentivi diretti e la conclusione delle misure fiscali straordinarie legate al risparmio energetico hanno ridotto la convenienza economica per famiglie e imprese, soprattutto nel caso di piccoli impianti domestici. A ciò si aggiungono tempi lunghi per le connessioni alla rete, complessità burocratiche e incertezze sugli iter autorizzativi che rallentano la realizzazione dei progetti.


Le difficoltà si manifestano anche nel segmento commerciale-industriale. Le imprese di medie dimensioni, che avevano investito in modo consistente negli anni 2022 e 2023 per ridurre i costi energetici, oggi si trovano a fronteggiare un contesto meno favorevole. I prezzi dell’energia elettrica si sono stabilizzati su valori inferiori rispetto ai picchi post-pandemia, riducendo l’urgenza di nuovi investimenti. Inoltre, la maggiore complessità tecnica dei sistemi integrati, che includono batterie e sistemi di gestione intelligente, comporta costi iniziali più elevati e tempi di ritorno più lunghi. Anche le condizioni di finanziamento, meno vantaggiose rispetto al recente passato, incidono sulla propensione a installare nuovi impianti.


Nel comparto utility scale la situazione appare più articolata. Grandi operatori e fondi infrastrutturali continuano a sviluppare progetti di taglia superiore al megawatt, spesso destinati alla vendita diretta di energia o ai contratti a lungo termine. Tuttavia, le difficoltà legate ai tempi di autorizzazione, alla disponibilità di aree idonee e ai vincoli paesaggistici frenano la crescita effettiva. L’Italia rimane ancora indietro nella realizzazione di parchi solari di grande scala rispetto a Paesi come Spagna e Germania, dove la pianificazione centralizzata e le procedure più snelle consentono una velocità di sviluppo maggiore. Nel frattempo, cresce l’attenzione per soluzioni alternative come l’agrivoltaico, che integra produzione agricola e generazione elettrica, ma la loro diffusione è ancora limitata a progetti pilota o iniziative regionali.


Il rallentamento delle installazioni si riflette anche sull’intera filiera industriale. Gli installatori, le aziende di componentistica e i distributori di materiali fotovoltaici risentono della diminuzione della domanda interna. Molti operatori hanno ridimensionato le scorte e rallentato le nuove assunzioni, in attesa di un quadro più stabile. Gli effetti si avvertono anche nella logistica e nei servizi collegati, come la manutenzione e il monitoraggio. L’indebolimento del mercato interno spinge alcuni produttori e fornitori a guardare all’estero, dove la domanda resta vivace, in particolare nei Paesi dell’Europa orientale e del Nord Africa.


Un aspetto tecnico che emerge riguarda l’aumento della potenza media per impianto. Sebbene il numero complessivo di nuove installazioni sia in calo, cresce la dimensione media dei sistemi installati. Ciò riflette una tendenza verso impianti più strutturati, spesso accompagnati da sistemi di accumulo, ottimizzatori e soluzioni per l’autoconsumo. Il fotovoltaico domestico puro, costituito da piccoli impianti installati sui tetti delle abitazioni, perde peso relativo, mentre si afferma il modello ibrido, che combina produzione, accumulo e gestione energetica. Questa evoluzione indica una maturazione tecnologica del settore, ma comporta anche barriere d’ingresso più alte per gli utenti finali.


L’andamento negativo dei primi nove mesi del 2025 si riflette inoltre nei dati di connessione alla rete. Le richieste di allaccio, pur rimanendo numerose, subiscono ritardi medi di diversi mesi. La rete di distribuzione, in particolare nelle aree rurali e nei comuni di piccole dimensioni, fatica a gestire l’incremento di potenza in immissione e necessita di interventi di potenziamento. Gli operatori segnalano anche un aumento delle richieste di revisione dei progetti a causa delle variazioni dei costi dei materiali e delle specifiche tecniche imposte dai gestori di rete. Tutto ciò contribuisce ad allungare i tempi e a ridurre il numero effettivo di impianti entrati in esercizio.


Il quadro italiano resta complesso anche sul piano normativo. Le procedure di autorizzazione variano tra le regioni e le province autonome, generando disparità e incertezza. In alcune aree il rilascio dei permessi può richiedere fino a dodici mesi, un tempo incompatibile con la rapidità richiesta dagli investitori e dagli operatori. La mancanza di un piano nazionale coerente per la semplificazione e l’uniformazione delle regole continua a rappresentare un freno strutturale. In parallelo, il dibattito pubblico sul consumo di suolo, la tutela paesaggistica e la compatibilità ambientale rende più complessa la localizzazione dei nuovi impianti, anche in zone non agricole.


Dal punto di vista economico, il mercato dell’autoconsumo collettivo e delle comunità energetiche rappresenta una possibile via di rilancio. Tuttavia, la loro diffusione è ancora limitata, sia per ragioni regolatorie sia per la difficoltà di coordinamento tra soggetti diversi. Le imprese e i cittadini mostrano interesse per queste soluzioni, ma la complessità burocratica e la mancanza di chiarezza sui meccanismi di incentivazione rallentano l’avvio dei progetti. L’Italia dispone di un potenziale elevato per la generazione distribuita, ma serve una struttura di regole più lineare e prevedibile.


Il calo delle installazioni fotografa dunque un settore che attraversa una fase di transizione, sospeso tra la crescita tecnologica e la necessità di nuovi strumenti di sostegno. Il mercato non è in crisi ma in trasformazione: si sposta verso modelli di maggiore efficienza, professionalizzazione e integrazione con la rete, ma mostra ancora fragilità nell’affrontare la complessità normativa e la riduzione delle agevolazioni. L’equilibrio tra domanda, costi e regolazione sarà decisivo per capire se la flessione del 2025 rappresenti un rallentamento temporaneo o l’inizio di una nuova fase di maturità per il fotovoltaico italiano.

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