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Fondi, la crisi del dollaro dimezza i rendimenti in Europa nel 2025 e riporta il rischio cambio al centro delle strategie

Il 2025 ha segnato un punto di rottura per l’industria europea del risparmio gestito, mostrando con chiarezza quanto il fattore valutario possa incidere sui risultati degli investimenti anche in presenza di mercati finanziari complessivamente favorevoli. La marcata debolezza del dollaro nei confronti dell’euro ha avuto un impatto diretto sui rendimenti dei fondi europei esposti agli asset statunitensi, determinando in numerosi casi una riduzione fino alla metà delle performance rispetto alle attese formulate a inizio anno. L’apprezzamento dell’euro ha progressivamente eroso i guadagni maturati sui mercati azionari e obbligazionari denominati in dollari, trasformando rendimenti lordi positivi in risultati nettamente inferiori una volta convertiti nella valuta europea. Il fenomeno ha interessato in modo trasversale fondi azionari globali, comparti obbligazionari internazionali e soluzioni multi-asset, evidenziando una crescente distanza tra l’andamento dei mercati sottostanti e il rendimento effettivamente percepito dall’investitore finale.


L’impatto del cambio è risultato particolarmente evidente per i prodotti con una forte esposizione agli Stati Uniti e ai grandi titoli tecnologici, che nel corso del 2025 hanno continuato a registrare performance operative solide, ma hanno visto una parte consistente dei guadagni annullata dal deprezzamento della valuta americana. In molti casi, l’assenza di coperture valutarie ha amplificato l’effetto negativo, rendendo il cambio un fattore determinante nella costruzione del rendimento complessivo. Anche sul fronte obbligazionario, la dinamica valutaria ha inciso in modo rilevante, riducendo l’attrattività di strumenti che, in termini di rendimento nominale, apparivano competitivi. Questo scenario ha riportato al centro dell’attenzione il tema della diversificazione valutaria, spesso sottovalutato negli anni precedenti, quando la forza del dollaro aveva agito come elemento di sostegno aggiuntivo alle performance dei portafogli europei.


Le conseguenze del 2025 si riflettono ora sulle strategie dei gestori e sulle scelte degli investitori, chiamati a confrontarsi con un contesto in cui il rendimento non dipende più esclusivamente dall’andamento dei mercati finanziari ma anche dalla capacità di gestire l’esposizione alle valute. La crisi del dollaro ha riaperto il dibattito sull’opportunità di adottare coperture sistematiche, soprattutto in un quadro caratterizzato da politiche monetarie non allineate tra Stati Uniti ed Europa e da un’elevata incertezza macroeconomica. Parallelamente, cresce l’attenzione verso prodotti meno esposti al rischio di cambio o con una maggiore focalizzazione sull’area euro, mentre molti investitori mostrano una preferenza crescente per la stabilità dei risultati rispetto alla ricerca di rendimenti più elevati ma volatili. Il 2025 conferma così come il rischio valutario sia tornato a essere una variabile strutturale nelle decisioni di investimento, destinata a influenzare in modo significativo le scelte dell’industria del risparmio gestito europea.

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