Ferrovia in Uganda da 650 milioni di dollari: un consorzio di imprese italiane guiderà la costruzione dell’infrastruttura strategica per l’Africa orientale
- piscitellidaniel
- 10 nov
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Un consorzio di imprese italiane realizzerà una nuova linea ferroviaria in Uganda dal valore complessivo di 650 milioni di dollari, segnando uno dei più importanti progetti infrastrutturali mai affidati al sistema industriale italiano nell’Africa subsahariana. L’accordo, siglato con il governo di Kampala, prevede la costruzione e gestione di una tratta di circa 250 chilometri destinata a collegare il cuore economico del Paese con i principali snodi commerciali dell’Africa orientale, rafforzando le connessioni logistiche e favorendo l’integrazione regionale.
L’opera rientra nel piano strategico ugandese di modernizzazione del sistema dei trasporti, che mira a sostituire le linee obsolete risalenti al periodo coloniale con infrastrutture moderne e ad alta efficienza. Il nuovo tracciato sarà parte integrante del corridoio ferroviario che unisce l’Uganda al Kenya e, attraverso il porto di Mombasa, ai mercati internazionali. L’investimento è considerato cruciale per ridurre i costi di trasporto delle merci, sostenere le esportazioni di materie prime e favorire la crescita industriale del Paese, che da anni registra uno dei tassi di sviluppo più dinamici dell’Africa.
Il consorzio italiano, composto da alcune delle principali società del settore costruzioni e ingegneria, si è aggiudicato la commessa in una gara internazionale che ha visto la partecipazione di gruppi provenienti da Asia, Medio Oriente e Stati Uniti. L’offerta italiana si è distinta per l’equilibrio tra sostenibilità economica e innovazione tecnologica, con l’impegno a garantire standard elevati in materia di sicurezza, qualità dei materiali e tutela ambientale. L’intervento prevede la realizzazione di ponti, gallerie, sistemi di segnalamento elettronico e stazioni attrezzate per la movimentazione delle merci, oltre alla formazione di personale locale per la gestione delle infrastrutture.
Secondo le previsioni, i lavori dovrebbero iniziare nel 2026 e concludersi entro quattro anni. L’accordo include una componente di finanziamento misto, con la partecipazione di istituzioni italiane ed europee e la concessione di linee di credito agevolato a sostegno del progetto. Una parte delle risorse sarà destinata anche al trasferimento di competenze e alla creazione di filiere produttive locali, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Unione Africana.
L’impegno dell’Italia in Uganda conferma la strategia di rafforzamento delle relazioni economiche con l’Africa, in un quadro di cooperazione che va oltre la semplice logica commerciale. Il progetto ferroviario rappresenta un esempio concreto di come la sinergia tra imprese, istituzioni finanziarie e diplomazia economica possa tradursi in una presenza industriale stabile e qualificata. La costruzione della linea ferroviaria non avrà solo un impatto economico, ma contribuirà anche al miglioramento della mobilità interna e all’inclusione sociale, riducendo le disparità territoriali e favorendo l’accesso ai mercati per le comunità rurali.
Per le imprese italiane coinvolte, l’accordo rappresenta una sfida tecnologica e organizzativa di alto profilo. L’intervento richiede la capacità di operare in un contesto geologico complesso, caratterizzato da altipiani, zone fluviali e aree collinari, oltre alla necessità di rispettare rigorosi criteri ambientali. Il progetto prevede l’utilizzo di materiali locali e l’adozione di tecniche di costruzione a basso impatto, con l’obiettivo di ridurre le emissioni e garantire una gestione sostenibile del cantiere. Le aziende italiane porteranno in Uganda un know-how consolidato nel campo delle infrastrutture ferroviarie, con particolare attenzione alla digitalizzazione dei processi e al monitoraggio in tempo reale delle opere.
Dal punto di vista economico, la realizzazione della ferrovia costituisce un volano per lo sviluppo dell’intera area dei Grandi Laghi. L’Uganda, grazie alla nuova linea, potrà ridurre i tempi di trasporto delle merci fino al 40% e rafforzare i collegamenti con i Paesi limitrofi, in particolare Kenya, Tanzania, Ruanda e Sud Sudan. Si prevede che l’infrastruttura genererà circa 10mila posti di lavoro diretti e indiretti durante la fase di costruzione, oltre a favorire la nascita di nuovi poli logistici e industriali lungo il tracciato.
Il progetto ha anche una valenza geopolitica significativa. La presenza italiana in un settore strategico come quello delle infrastrutture africane contribuisce a consolidare il ruolo del Paese nel quadro della cooperazione euro-africana, in un contesto sempre più competitivo che vede la crescente influenza di Cina, India e Turchia. L’approccio italiano, basato su partenariati di lungo periodo e sul rispetto delle normative locali, si distingue per la volontà di favorire uno sviluppo equilibrato e duraturo.
La nuova ferrovia sarà progettata per il trasporto sia merci che passeggeri, con convogli di ultima generazione e una capacità di carico elevata. Verranno introdotti sistemi di sicurezza automatizzati e tecnologie digitali per la gestione del traffico ferroviario, in linea con gli standard internazionali. Particolare attenzione sarà riservata all’efficienza energetica: la linea sarà predisposta per l’elettrificazione progressiva e per l’integrazione con fonti rinnovabili, in particolare solare ed eolico, già in fase di sviluppo in alcune regioni ugandesi.
Il contratto include inoltre clausole sociali che prevedono l’impiego di manodopera locale e programmi di formazione tecnica destinati ai giovani ugandesi, con l’obiettivo di creare competenze nel settore ferroviario e di favorire l’autonomia gestionale del Paese. Il progetto si inserisce così in una visione più ampia di cooperazione industriale e crescita sostenibile, che guarda al futuro dell’Africa come partner strategico e non come semplice mercato emergente.
La realizzazione della ferrovia ugandese da parte del consorzio di imprese italiane segna un passaggio importante per il rafforzamento della presenza industriale nazionale nei mercati internazionali. È un segnale di fiducia nella capacità dell’Italia di competere sul piano globale con modelli di sviluppo che uniscono tecnologia, sostenibilità e attenzione ai territori, in un momento in cui le infrastrutture rappresentano uno strumento decisivo per la crescita economica e per la cooperazione tra i continenti.

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