top of page

Ex Ilva, Emiliano: “Nessuna intesa possibile senza garanzie su salute, ambiente e lavoro”

Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha smentito con decisione l'esistenza di un'intesa già definita tra enti locali e governo sul futuro dell’ex Ilva di Taranto. A pochi giorni dall’incontro decisivo convocato dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, previsto per l’8 luglio, Emiliano ha chiarito che non c’è alcuna possibilità di approvare un accordo di programma se non saranno rispettate condizioni precise a tutela della salute pubblica, della sicurezza ambientale e della piena occupazione. La presa di posizione è arrivata al termine di una riunione tenutasi il 5 luglio a Bari con amministratori locali, parti sociali, sindacati, Arpa, Asl e l’Ordine dei medici. In quella sede Emiliano ha ribadito che la Regione accetterà un accordo solo se saranno accolte tutte le proposte contenute in un documento già trasmesso al governo, nel quale sono indicate precise richieste in materia ambientale, sanitaria e industriale.


Tra le condizioni principali indicate dalla Regione vi è l’installazione di forni elettrici per l’avvio di una reale decarbonizzazione della produzione, obiettivo considerato irrinunciabile per ridurre drasticamente le emissioni nocive e modernizzare l’impianto. Emiliano ha insistito anche sulla necessità di adottare misure compensative, come la trasformazione dell’ospedale SS. Annunziata in un IRCCS (Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico) specializzato nella cura delle malattie oncologiche e respiratorie legate all’inquinamento industriale. È stato inoltre richiesto un aumento degli organici sanitari, attraverso deroghe speciali alle attuali normative sulle assunzioni, e un piano di bonifiche e riconversioni che coinvolga direttamente enti pubblici e partecipate locali, come Acquedotto Pugliese e Ager, da includere anche nella compagine societaria futura qualora si proceda alla nazionalizzazione del sito produttivo.


Il presidente pugliese ha inoltre espresso forte contrarietà alla proposta avanzata da Acciaierie d’Italia e avallata dal Ministero del Lavoro relativa alla richiesta di cassa integrazione straordinaria per 4.050 dipendenti dello stabilimento. Una misura che Emiliano ha definito “inaccettabile” e che, secondo lui, dimostrerebbe il fallimento dell’attuale governance dell’impianto. La Regione ritiene che prima di discutere di ammortizzatori sociali sia necessario avviare un confronto strategico sui volumi produttivi, oggi fermi ben al di sotto della soglia minima di sostenibilità economica. Il governo, secondo Emiliano, deve assumersi piena responsabilità della gestione industriale e aprire finalmente a una riforma complessiva che consenta di superare la logica dell’emergenza per passare a un modello strutturale, sostenibile e condiviso.


Il ministro Urso, dal canto suo, ha convocato per lunedì 8 luglio una riunione che definirà i contenuti dell'accordo di programma con la presenza di tutti i soggetti istituzionali coinvolti: Ministero del Lavoro, Ministero dell'Ambiente, Regione Puglia, Comune e Provincia di Taranto. L’obiettivo, secondo fonti del dicastero, è arrivare a una firma che possa coniugare rilancio industriale, salvaguardia occupazionale e riconversione sostenibile. Ma il nodo resta politico e sostanziale: la Regione Puglia non intende ratificare un’intesa che non includa nero su bianco tutte le clausole ambientali, sanitarie e sociali poste a tutela della comunità tarantina.

L'atteggiamento di Emiliano appare condiviso anche da altri enti locali coinvolti, come il Comune e la Provincia di Taranto, che nei giorni scorsi hanno rifiutato la prima bozza dell’accordo trasmessa dal Mimit, definendola generica e priva di impegni vincolanti. I sindacati, a loro volta, hanno chiesto garanzie sull’occupazione e sulla trasparenza della futura governance industriale. Il clima che precede la riunione dell’8 luglio è quindi tutt’altro che disteso: alle tensioni istituzionali si somma il malcontento crescente tra i lavoratori e la cittadinanza, preoccupati per l’ennesimo stallo che rischia di prolungare ulteriormente una crisi industriale e ambientale che dura da oltre un decennio.


L’ipotesi della nazionalizzazione parziale dell’impianto resta sul tavolo, così come la possibilità di coinvolgere soggetti pubblici in una futura società veicolo destinata a gestire la transizione produttiva e ambientale. Ma tutto dipenderà, come ha più volte ribadito Emiliano, dalla chiarezza degli impegni assunti dal governo. Non saranno accettati documenti generici, né promesse future: solo un piano dettagliato e vincolante potrà ricevere il via libera della Regione Puglia. In caso contrario, il presidente ha già annunciato che non firmerà alcun documento e che la Regione adotterà le misure necessarie per tutelare la salute dei cittadini e l’economia del territorio.

Post correlati

Mostra tutti

Commenti


Le ultime notizie

bottom of page