Everest in sette giorni: l’impresa dei britannici e il dibattito sullo xenon
- piscitellidaniel
- 4 giu
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Il 21 maggio 2025, quattro ex membri delle forze speciali britanniche — Alastair Carns, Garth Miller, Kevin Godlington e Anthony Stazicker — hanno raggiunto la vetta dell’Everest in un tempo record: cinque giorni dopo la partenza da Londra e sette giorni per l’intero viaggio di andata e ritorno. Un’impresa senza precedenti, resa possibile grazie a una combinazione di preparazione fisica avanzata, tecnologie di acclimatazione simulate e, soprattutto, l’uso controverso del gas xenon per accelerare l’adattamento all’alta quota.
Preparazione e tecnologia: il protocollo Furtenbach
L’intera spedizione è stata organizzata dall’alpinista austriaco Lukas Furtenbach, noto per le sue “flash expeditions” che mirano a ridurre drasticamente i tempi di permanenza in alta quota. I quattro alpinisti hanno seguito un programma di preparazione intensiva che includeva l’uso di tende ipossiche per simulare l’ambiente a bassa pressione dell’Himalaya e sessioni di allenamento con maschere ipossiche. Il punto chiave della preparazione è stata l’inalazione di gas xenon, somministrata sotto supervisione medica in Germania due settimane prima della partenza. Il gas, noto per le sue proprietà anestetiche, stimola la produzione di eritropoietina (EPO), aumentando il numero di globuli rossi e migliorando la capacità del corpo di trasportare ossigeno, facilitando così l’acclimatazione.
La scalata: un’operazione militare in alta quota
Il 16 maggio, il team è partito da Londra, atterrando a Kathmandu il giorno successivo. Da lì, un volo in elicottero li ha portati direttamente al campo base dell’Everest a 5.300 metri. Dopo una breve visita medica, hanno iniziato l’ascesa, raggiungendo il campo 2 a 6.450 metri il 18 maggio. Il 21 maggio, alle 7:03 ora locale, hanno raggiunto la vetta dell’Everest a 8.848 metri. La discesa è avvenuta rapidamente, con il ritorno al campo base il 22 maggio e l’arrivo a Londra il 23 maggio.
Controversie e reazioni della comunità alpinistica
L’uso del gas xenon ha sollevato un acceso dibattito nella comunità alpinistica. Mentre alcuni vedono questa innovazione come un progresso nella sicurezza e nell’efficienza delle spedizioni, altri la considerano una forma di doping che potrebbe compromettere l’etica dell’alpinismo. La World Anti-Doping Agency (WADA) ha vietato l’uso del gas xenon negli sport competitivi, ma non esistono regolamentazioni specifiche per l’alpinismo. Le autorità nepalesi hanno avviato un’indagine sull’uso del gas durante la spedizione, sollevando preoccupazioni sulla sicurezza e sull’equità delle future ascensioni.
Implicazioni future e considerazioni etiche
L’impresa dei quattro britannici potrebbe segnare l’inizio di una nuova era nell’alpinismo commerciale, dove la tecnologia e la scienza giocano un ruolo sempre più centrale. Tuttavia, l’adozione di metodi come l’uso del gas xenon solleva importanti questioni etiche e di sicurezza. La possibilità che scalatori meno esperti tentino ascensioni rapide senza una preparazione adeguata potrebbe aumentare i rischi di incidenti. Inoltre, l’uso di tecnologie avanzate potrebbe esacerbare le disuguaglianze tra chi può permettersi tali metodi e chi no, alterando l’equilibrio tradizionale dell’alpinismo.

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