Eventi estremi, l’estate costa all’Europa oltre 40 miliardi: caldo ondate, alluvioni, incendi segnano un conto pesante
- piscitellidaniel
- 16 set
- Tempo di lettura: 4 min
L’estate europea del 2024 è destinata a restare impressa non solo per le temperature record, ma anche per la serie di eventi climatici estremi che hanno lasciato segni indelebili su vite, infrastrutture e bilanci pubblici. Secondo le stime più recenti, le perdite economiche dovute a fenomeni come ondate di calore, tempeste, grandinate, inondazioni e incendi superano i 40 miliardi di euro soltanto per il periodo estivo, senza contare tutte le conseguenze postume che pesano su salute, produttività e resilienza territoriale.
I fenomeni più dannosi sono stati le ondate di caldo estremo, soprattutto nell’Europa meridionale, che hanno provocato un aumento significativo dei decessi, con punte nelle popolazioni più vulnerabili come anziani, bambini e persone con patologie croniche. Il caldo ha messo sotto stress i sistemi sanitari, aumentando le ospedalizzazioni per colpi di calore, problemi respiratori e aggravamento di condizioni preesistenti. Accanto a questo, le precipitazioni intense hanno causato alluvioni improvvise, smottamenti e danni alle infrastrutture idriche, ai trasporti pubblici, alle reti stradali e ferroviarie; il sistema fognario in molte città non è riuscito a reggere l’intensità delle piogge, provocando esondazioni, blackout elettrici, interruzioni di comunicazione.
Altri danni rilevanti sono arrivati dagli incendi boschivi, alimentati da siccità prolungate e da vegetazione secca. Le aree più colpite sono state quelle mediterranee, dove estati sempre più calde rendono gli incendi non eventi sporadici ma crisi previste. In Portogallo, Spagna, Grecia e Italia, vaste superfici forestali sono andate perdute, con costi altissimi per lo spegnimento, la bonifica del territorio, l’evacuazione di popolazioni, l’interruzione delle attività turistiche, un settore che in molte località rappresenta una componente essenziale dell’economia locale.
Il conto economico stimato per questi eventi include riparazioni infrastrutturali, rimborsi per danni privati e commerciali, perdita di entrate turistiche, impatti sul settore agricolo – raccolti ridotti, bestiame a rischio, costo dell’irrigazione aumentato –, costi energetici per raffrescamento e climatizzazione intensiva, spese sanitarie aggiuntive. Molti governi locali hanno dovuto attivare risorse d’emergenza, sospendere tasse locali, stanziare fondi per interventi urgenti che normalmente non sono compresi nei bilanci ordinari.
Il fenomeno non è nuovo, ma la frequenza e l’intensità con cui si manifestano questi eventi fanno salire la posta. Dati aggregati su molti paesi mostrano che le perdite per eventi meteo e climatici estremi sono aumentate costantemente negli ultimi decenni. L’Agenzia Europea dell’Ambiente segnala che dal 1980 ad oggi l’Europa ha subìto perdite che si aggirano attorno a centinaia di miliardi di euro, con Germania, Francia, Italia e Spagna tra i paesi maggiormente colpiti. In molti casi meno del 30‐50 per cento delle perdite economiche è coperto da assicurazioni, lasciando cittadini, imprese o enti locali a sopportare una parte molto significativa del danno.
L’Italia nel 2024 ha sperimentato un’estate con numerosissimi eventi estremi: nubifragi, grandinate, temperature oltre soglia per molte settimane, siccità che ha ridotto la riserva idrica, incendi che hanno devastato boschi e aree rurali, e allagamenti urbani dovuti all’impermeabilizzazione del suolo e all’assenza di drenaggi adeguati. Le regioni più colpite sono state quelle meridionali e coste tirreniche, ma anche zone interne montane hanno sofferto per la rapidità con cui le precipitazioni intense trasformano pendii in frane e corsi d’acqua in pericolo.
Le infrastrutture pubbliche hanno pagato un prezzo alto: strade danneggiate dalle piogge intense, gallerie e ponti messi sotto stress dall’erosione o dall’acqua che scorre, reti idriche colabrodo, impianti elettrici che soffrono interruzioni o sovraccarichi nelle ore di punta del caldo. Le città costiere, turistiche, che in estate sono sovraffollate, hanno dovuto far fronte a problemi con l’acqua potabile, con la gestione dei rifiuti e con la pressione sui servizi di emergenza civili.
Un altro settore fortemente impattato è quello assicurativo: la crescente richiesta di risarcimenti ha portato a premi assicurativi più alti, restrizioni nelle polizze disponibili, esclusione di territori ritenuti ad alto rischio, maggiori franchigie. Di conseguenza, alcune attività economiche locali, particolarmente vulnerabili (agriturismi, piccole imprese turistiche, gelaterie, lidi) hanno visto il loro bilancio fortemente compromesso, con ricadute occupazionali e di occupazione stagionale.
Le istituzioni europee e nazionali già segnalano che per contenere e mitigare questi costi è indispensabile mettere in campo strategie di adattamento: migliorare i sistemi di allerta meteo, investire nella resilienza delle infrastrutture (drenaggi, protezione idrogeologica, boschi come barriere naturali), promuovere una gestione del suolo che riduca impermeabilizzazione, rafforzare la normativa su edifici, infrastrutture critiche e reti urbane, potenziare il ruolo assicurativo pubblico-privato per distribuire il rischio.
Nel settore sanitario, l’aumento delle ondate di caldo ha imposto maggiori carichi per gli ospedali e i servizi di emergenza. Ospedali che già operano vicino alla soglia di capacità, reparti di geriatria, assistenza domiciliare, persone con malattie cardiovascolari o respiratorie hanno subito effetti acuti. È aumentata la mortalità legata al caldo, ma anche il malessere, forma prevalente per chi non può permettersi climatizzazione o per chi vive in aree periferiche o rurali senza accessi adeguati ai servizi.
Anche il costo sociale è rilevante: eventi traumatici, spostamenti forzati, perdita di beni personali, disagi estesi, interruzione della vita quotidiana per famiglie che hanno perso case, auto o che si sono trovate isolate. Le comunità più vulnerabili – quelle rurali, quelle con minor reddito – sono le più esposte, sia perché le infrastrutture sono meno protette sia perché hanno meno risorse per recuperare.

Commenti