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Eurallumina, Rusal ferma le risorse: lo stabilimento di Portovesme in gestione ordinaria

Lo stabilimento Eurallumina di Portovesme, nel Sulcis, si trova di fronte a una nuova e delicata fase della sua storia industriale. La decisione del gruppo russo Rusal, che controlla l’impianto, di interrompere il flusso di risorse straordinarie destinate al sito sardo ha imposto il passaggio a una gestione ordinaria, con l’obiettivo di garantire la continuità minima delle attività e la salvaguardia occupazionale, pur senza la possibilità di avviare i progetti di rilancio attesi da tempo.


La notizia è stata accolta con preoccupazione dai lavoratori e dai sindacati, che da anni seguono con attenzione le vicende di un impianto simbolo per l’economia del territorio. Eurallumina rappresenta infatti non solo una realtà produttiva importante nel panorama metallurgico italiano, ma anche un punto di riferimento per centinaia di famiglie che dipendono direttamente o indirettamente dall’attività dello stabilimento. La sospensione dei programmi di investimento apre scenari incerti, alimentando i timori di un ridimensionamento strutturale che potrebbe compromettere il futuro del sito.


Rusal ha comunicato che l’attuale contesto internazionale, segnato dalle sanzioni e dalle difficoltà nei mercati delle materie prime, non consente di sostenere il livello di investimenti previsto per l’espansione e la modernizzazione dell’impianto. La decisione, secondo il gruppo, è dettata dalla necessità di concentrare le risorse sulle attività considerate prioritarie a livello globale, rinviando progetti che, seppur strategici per il territorio sardo, comportano costi eccessivi in un momento di grande incertezza. Ne deriva un piano di gestione ordinaria che assicura il mantenimento delle funzioni essenziali, ma che esclude qualsiasi rilancio nel breve termine.


Per i lavoratori questa scelta significa vivere ancora una volta in una condizione di precarietà. Le organizzazioni sindacali hanno espresso forte preoccupazione, sottolineando come la mancanza di investimenti rischi di trasformarsi in un lento declino. La richiesta avanzata al governo e alle istituzioni regionali è quella di intervenire con strumenti straordinari per garantire continuità e per salvaguardare i livelli occupazionali. Il Sulcis, già provato da una crisi industriale di lungo corso, non può permettersi di perdere un altro presidio produttivo di rilevanza internazionale.


Dal punto di vista economico, il blocco degli investimenti su Eurallumina mette in discussione anche i progetti di riconversione ambientale. Negli anni passati erano stati presentati piani per migliorare l’impatto ecologico dello stabilimento, in particolare per ridurre le emissioni e gestire in maniera più sostenibile i residui della lavorazione della bauxite. L’interruzione delle risorse straordinarie rischia di rallentare questi interventi, con possibili ripercussioni sia sul piano ambientale sia sul rapporto con le comunità locali, che da tempo chiedono garanzie di sicurezza e di sostenibilità.


Le istituzioni regionali hanno già convocato tavoli di confronto con i rappresentanti dell’azienda e delle parti sociali per cercare soluzioni condivise. Tra le ipotesi al vaglio vi è quella di individuare nuovi investitori o partner industriali in grado di affiancare Rusal nella gestione e nel rilancio del sito. Un’opzione complessa, che richiederebbe tempi lunghi e l’intervento diretto del governo per garantire la fattibilità. Intanto, il presidio produttivo resta attivo in forma ridotta, mantenendo solo le attività strettamente necessarie e rinviando ogni prospettiva di crescita.


Il contesto internazionale non aiuta. Le tensioni geopolitiche e le sanzioni che hanno colpito il settore metallurgico russo incidono pesantemente sulla capacità di investimento del gruppo Rusal, che pure resta uno dei principali produttori di alluminio a livello globale. La difficoltà di reperire finanziamenti e di operare liberamente sui mercati internazionali limita la possibilità di destinare risorse significative a stabilimenti periferici, come quello di Portovesme. L’Italia, in questo scenario, si trova a dover gestire le conseguenze di scelte prese a livello globale e a dover individuare strumenti per proteggere un comparto che, nel Sulcis, è stato per decenni un pilastro economico e sociale.


La gestione ordinaria annunciata da Rusal, pur garantendo la sopravvivenza del sito, non rassicura né i lavoratori né le istituzioni. L’assenza di un piano di rilancio concreto rischia infatti di trasformarsi in una lenta erosione delle capacità produttive, con il pericolo di un ridimensionamento definitivo. Il territorio, che già vive una situazione di fragilità economica e sociale, chiede certezze e interventi rapidi, consapevole che ogni ritardo potrebbe rendere irreversibile la crisi.


Eurallumina resta così sospesa tra un passato di grande rilevanza industriale e un futuro incerto, legato alla volontà e alla capacità di Rusal di tornare a investire o alla possibilità di attrarre nuove risorse. Il presente, segnato dalla gestione ordinaria, rappresenta solo una soluzione temporanea che non scioglie i nodi strutturali. Per il Sulcis si tratta di un banco di prova cruciale, che richiederà scelte coraggiose da parte delle istituzioni nazionali e regionali per evitare che l’impianto diventi l’ennesimo simbolo di un’industria italiana lasciata al declino.

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