Espulsioni più facili: l’UE rivede il concetto di “Paesi sicuri” per accelerare i rimpatri
- piscitellidaniel
- 21 mag
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La Commissione Europea ha presentato il 21 maggio 2025 una proposta di riforma del concetto di “Paese terzo sicuro”, con l’obiettivo di facilitare le espulsioni dei richiedenti asilo le cui domande siano state respinte. La novità principale consiste nella possibilità per gli Stati membri di rimpatriare i migranti verso Paesi terzi considerati sicuri, anche in assenza di un legame personale o di transito da parte del richiedente. Questa modifica normativa si inserisce nel più ampio contesto del Patto sulla Migrazione e l’Asilo, adottato dall’UE nel 2023, e mira a rendere più efficiente la gestione dei flussi migratori.
Le nuove disposizioni proposte
Secondo la proposta della Commissione, gli Stati membri potranno dichiarare inammissibili le domande di asilo e procedere al rimpatrio dei richiedenti verso Paesi terzi considerati sicuri, anche se questi ultimi non hanno alcun legame con il migrante. Basterà che esista un accordo tra lo Stato membro e il Paese terzo, e che quest’ultimo garantisca un livello adeguato di protezione per i richiedenti asilo. Inoltre, il transito del migrante attraverso un Paese sicuro potrà essere considerato sufficiente per giustificare il rimpatrio. Tuttavia, queste disposizioni non si applicheranno ai minori non accompagnati.
Un ulteriore elemento della proposta riguarda l’eliminazione dell’effetto sospensivo automatico dei ricorsi contro le decisioni di inammissibilità basate sul concetto di Paese terzo sicuro. Ciò significa che, in assenza di una decisione contraria da parte dell’autorità giudiziaria, il rimpatrio potrà essere eseguito anche se il richiedente ha presentato un ricorso.
Il modello Albania e gli accordi bilaterali
La proposta della Commissione si ispira al cosiddetto “modello Albania”, già adottato dall’Italia, che prevede la possibilità di trasferire i richiedenti asilo in centri situati in Paesi terzi per l’esame delle loro domande. In questo contesto, la Commissione sottolinea l’importanza di garantire che tali accordi bilaterali rispettino i diritti fondamentali dei migranti e che i Paesi terzi offrano un livello adeguato di protezione. Gli Stati membri saranno tenuti a informare la Commissione e gli altri Stati dell’UE prima di concludere tali accordi, al fine di garantire la coerenza con la normativa europea.
Reazioni e critiche
La proposta ha suscitato reazioni contrastanti. Il governo italiano ha accolto con favore l’iniziativa, considerandola un passo importante verso una gestione più efficace dei flussi migratori. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha dichiarato che la proposta europea “sposa appieno la linea italiana” e rappresenta un riconoscimento del lavoro svolto dal suo governo in materia di migrazione.
D’altra parte, organizzazioni per i diritti umani come Amnesty International hanno espresso preoccupazione per le implicazioni della proposta. Secondo Olivia Sundberg Diez, esperta di migrazione e asilo dell’organizzazione, la proposta rappresenta “un tentativo cinico di eludere le responsabilità dell’UE in materia di protezione dei rifugiati, trasferendole a Paesi con meno risorse e capacità”. Le critiche si concentrano sul rischio che i migranti vengano inviati in Paesi dove non hanno alcun legame e dove potrebbero non ricevere una protezione adeguata.
La lista dei Paesi sicuri
Parallelamente alla proposta di riforma, la Commissione ha presentato una lista provvisoria di sette Paesi considerati “di origine sicuri” per il rimpatrio dei migranti: Kosovo, Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Marocco e Tunisia. Questa lista, ancora suscettibile di modifiche, è stata elaborata sulla base di analisi dell’Agenzia dell’Unione europea per l’asilo e altre fonti di informazione. L’inclusione di Paesi come Egitto e Bangladesh ha suscitato ulteriori polemiche, in quanto alcuni osservatori mettono in dubbio il rispetto dei diritti umani in questi Stati.
Prossimi passi
La proposta della Commissione dovrà ora essere esaminata dal Parlamento Europeo e dal Consiglio dell’UE. In caso di approvazione, le nuove disposizioni entreranno in vigore nel 2026. Nel frattempo, il dibattito sulla gestione dei flussi migratori e sulla protezione dei diritti dei richiedenti asilo continuerà a essere al centro dell’agenda politica europea.

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