Energia verde e transizione ecologica: la sfida industriale dell’Italia
- Giuseppe Politi

- 21 lug
- Tempo di lettura: 2 min
La transizione energetica rappresenta, nel 2025, uno dei principali motori di trasformazione industriale e geopolitica a livello globale. L’Italia, nonostante i ritardi storici in campo infrastrutturale e normativo, sta cercando di accelerare il passo, puntando su fonti rinnovabili, efficienza energetica e decarbonizzazione dell’industria manifatturiera.
Secondo il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC), aggiornato nel corso dell’anno, l’obiettivo per il 2030 è coprire il 40% dei consumi finali di energia con fonti rinnovabili. Il fotovoltaico e l’eolico rappresentano i settori con il maggior potenziale di espansione, ma devono fare i conti con problemi autorizzativi, opposizioni territoriali e lentezze amministrative che rallentano i cantieri.
Il contesto macroeconomico europeo, segnato dalla pressione dei costi energetici e dalle tensioni internazionali, ha aumentato l’urgenza di raggiungere l’indipendenza energetica e ridurre la dipendenza da fornitori esteri, in primis dalla Russia e dal Medio Oriente. A tal fine, l’Italia sta rafforzando le interconnessioni con i Paesi dell’area mediterranea, puntando anche su idrogeno verde e stoccaggio energetico.
L’industria italiana si trova oggi dinanzi a un bivio strategico: adeguarsi rapidamente agli standard ambientali e digitali imposti dall’Europa — anche attraverso l’utilizzo dei fondi del PNRR — oppure rischiare l’esclusione dalle principali catene globali del valore. I settori più energivori (acciaio, ceramica, cemento, carta, chimica) stanno investendo in tecnologie per l’efficientamento energetico, con ritorni in termini di competitività e riduzione delle emissioni.
Tuttavia, la transizione ecologica non è priva di contraccolpi sociali. Alcune filiere rischiano ridimensionamenti occupazionali, specie se la riqualificazione del personale non sarà tempestiva e sostenuta da adeguati programmi pubblici. Il governo ha introdotto misure di accompagnamento, tra cui crediti d’imposta, superammortamenti green e bandi per progetti di economia circolare, ma l’attuazione pratica risente della frammentazione burocratica.
Dal punto di vista finanziario, il settore delle rinnovabili ha attirato forti capitali, sia dal private equity sia da investitori istituzionali. Le aziende quotate del comparto energia pulita registrano ottime performance in Borsa, ma la volatilità resta elevata, soprattutto per le imprese meno consolidate e più esposte a variazioni normative.
Il prossimo triennio sarà decisivo: la capacità dell’Italia di trasformare la sfida climatica in un’occasione industriale, occupazionale e tecnologica determinerà il suo posizionamento competitivo nel nuovo ordine economico globale. In questo senso, la transizione ecologica non è solo una necessità ambientale, ma un imperativo strategico.




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