Energia: il ritorno del nucleare pulito nell’agenda europea
- Giuseppe Politi

- 8 ott
- Tempo di lettura: 2 min
Dopo anni di dibattiti e opposizioni ideologiche, il nucleare torna al centro della politica energetica europea. Il 2025 segna una svolta: Francia, Italia, Polonia e Svezia hanno inserito l’energia atomica di nuova generazione tra le fonti strategiche per la transizione verde. La Commissione Europea, con la “Nuclear Innovation Roadmap 2050”, riconosce ufficialmente i piccoli reattori modulari (SMR) come tecnologia sicura, sostenibile e complementare alle rinnovabili.
L’obiettivo è duplice: ridurre la dipendenza dal gas e garantire una base stabile di produzione energetica a basse emissioni. I nuovi impianti SMR, di dimensioni ridotte e costruzione modulare, offrono vantaggi significativi in termini di sicurezza, costi e tempi di realizzazione. Ogni unità può alimentare circa 200.000 abitazioni e viene progettata per operare in sinergia con sistemi di accumulo e reti intelligenti.
L’Italia, pur priva di centrali attive, è tornata nel dibattito europeo con un piano di ricerca condiviso tra ENEA, Ansaldo Energia e università. Il governo punta a un programma sperimentale entro il 2030, con la possibilità di installare i primi moduli SMR in aree industriali dismesse. La scelta riflette la consapevolezza che la sola energia rinnovabile non è sufficiente per garantire stabilità e competitività al sistema produttivo nazionale.
Le associazioni ambientaliste restano caute, ma gli economisti sottolineano che la nuova generazione di centrali non riproduce i rischi del passato. I sistemi di raffreddamento passivo e la riduzione dei materiali radioattivi rendono il nucleare di quarta generazione una fonte pulita, affidabile e potenzialmente strategica. Francia e Polonia hanno già avviato i primi progetti, mentre la Germania mantiene un approccio scettico, temendo un rallentamento nella transizione verso l’eolico e il solare.
Il ritorno del nucleare segna un cambio di paradigma nel modello energetico europeo: non più una lotta tra tecnologie, ma un’alleanza tra innovazione, sicurezza e sostenibilità. Se gestito con rigore scientifico e trasparenza, il nuovo nucleare potrà diventare la spina dorsale di un’Europa energeticamente sovrana e climaticamente neutrale.




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