Energia e transizione verde: l’Europa accelera ma resta il nodo dei costi
- Giuseppe Politi

- 30 set
- Tempo di lettura: 2 min
La transizione energetica europea entra in una fase cruciale. Dopo anni di piani strategici, incentivi e regolamentazioni, il 2025 segna il momento della verità per la sostenibilità del modello “Green Deal”. Gli obiettivi climatici fissati da Bruxelles impongono una riduzione del 55% delle emissioni entro il 2030, ma la sfida principale resta economica: garantire energia pulita a prezzi competitivi per imprese e cittadini. L’aumento dei costi dell’elettricità e del gas, dovuto alla volatilità dei mercati e alla guerra in Ucraina, ha messo sotto pressione il sistema produttivo.
Molti Paesi membri, tra cui Italia e Germania, chiedono un approccio più flessibile, con tempi di attuazione modulati in base alle condizioni industriali nazionali. L’energia rinnovabile copre oggi circa il 42% del fabbisogno europeo, ma la dipendenza dalle importazioni di materie prime critiche (litio, rame, terre rare) limita l’autonomia strategica. Bruxelles ha varato il “Critical Raw Materials Act” per ridurre il peso della Cina, ma la riconversione industriale richiederà anni.
Il settore automotive e quello siderurgico sono i più esposti. Le imprese europee affrontano un incremento dei costi produttivi fino al 25% rispetto ai concorrenti asiatici e americani. Tuttavia, l’innovazione tecnologica offre prospettive incoraggianti: la diffusione dell’idrogeno verde, l’espansione dei parchi eolici offshore nel Mare del Nord e i progetti di accumulo energetico rappresentano un passo decisivo verso la decarbonizzazione.
Gli investimenti pubblici e privati nel comparto green hanno superato i 400 miliardi di euro nel 2024, con un aumento del 30% rispetto al 2022. Tuttavia, la Banca Europea per gli Investimenti avverte che, senza una semplificazione normativa e una rete infrastrutturale più efficiente, i tempi di realizzazione rischiano di dilatarsi. L’Italia, in particolare, si trova in una posizione di vantaggio per la produzione fotovoltaica, ma sconta ritardi nella rete di distribuzione e nella connessione tra regioni.
L’Europa sta correndo una maratona energetica: la meta è chiara, ma la strada è accidentata. Il futuro dipenderà dalla capacità di conciliare obiettivi climatici, sostenibilità industriale e consenso sociale. Solo così la transizione verde potrà diventare un reale vantaggio competitivo e non un freno alla crescita.




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