Energia e transizione: l’Italia tra ritardi e opportunità
- Giuseppe Politi

- 13 ott
- Tempo di lettura: 2 min
La transizione energetica italiana è a un bivio decisivo. dopo anni di annunci e piani strategici, il 2025 si presenta come l’anno in cui l’effettiva capacità di innovazione determinerà la posizione del paese nello scenario europeo. la corsa verso le rinnovabili è iniziata, ma la distanza dagli obiettivi fissati dal piano nazionale integrato energia e clima (pniec) resta ampia. il peso dei combustibili fossili è ancora superiore al 65%, mentre la capacità installata da fonti rinnovabili procede a un ritmo insufficiente per compensare il fabbisogno crescente di elettricità.
le criticità sono strutturali: lentezza delle autorizzazioni, opposizioni locali, burocrazia e assenza di un piano industriale coerente con la nuova domanda energetica. la rete elettrica italiana, concepita in un’epoca di centralizzazione produttiva, deve essere ridisegnata in chiave distribuita, intelligente e interconnessa. il ritardo infrastrutturale rischia di compromettere l’efficienza dei nuovi impianti e di far lievitare i costi di trasmissione.
eppure, le potenzialità sono enormi. il comparto delle tecnologie verdi può generare in dieci anni oltre 200.000 nuovi posti di lavoro, dalla produzione di componentistica al settore dei servizi energetici. il sud, con la sua esposizione solare, rappresenta un laboratorio naturale per lo sviluppo del fotovoltaico di nuova generazione, mentre il nord dispone delle competenze industriali e ingegneristiche per la filiera eolica e idrogeno.
il vero salto di qualità richiede una visione integrata. la transizione non può essere soltanto ambientale: deve diventare economica, produttiva e sociale. il risparmio energetico, l’efficienza edilizia, la mobilità sostenibile e l’autoproduzione da fonti rinnovabili costituiscono tasselli di un’unica strategia.
per l’italia, la sfida non è solo ridurre le emissioni ma conquistare una leadership tecnologica europea. la partita si gioca sul terreno della competitività, della ricerca e dell’investimento industriale. se il paese saprà coordinare pubblico e privato, la transizione potrà trasformarsi da vincolo ambientale a motore di rinascita economica.




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