Emergenza Monte Bianco, pressione politica per il raddoppio del traforo
- piscitellidaniel
- 19 feb
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Il traforo del Monte Bianco torna al centro del dibattito infrastrutturale europeo dopo le recenti interruzioni e le limitazioni al traffico che hanno evidenziato la fragilità di uno dei principali collegamenti tra Italia e Francia. Le chiusure programmate per lavori di manutenzione straordinaria, unite ai blocchi temporanei dovuti a criticità tecniche e condizioni meteorologiche avverse, hanno riacceso le richieste di un raddoppio della galleria, considerato da una parte del mondo politico e produttivo una soluzione strutturale per garantire continuità ai flussi commerciali e alla mobilità transalpina. Il traforo rappresenta infatti un’infrastruttura strategica per il trasporto merci su gomma lungo l’asse nord-sud dell’Europa occidentale e la sua operatività incide direttamente sulla competitività delle imprese italiane, in particolare del Nord-Ovest.
Le restrizioni alla circolazione dei mezzi pesanti hanno determinato deviazioni verso altri valichi alpini, con conseguente aumento dei tempi di percorrenza e dei costi logistici. Le associazioni imprenditoriali hanno segnalato ripercussioni significative sulle catene di approvvigionamento, soprattutto per i settori manifatturieri che operano con modelli produttivi basati sulla rapidità delle consegne. L’interruzione anche parziale del traffico attraverso il Monte Bianco produce un effetto domino che coinvolge autotrasportatori, aziende esportatrici e piattaforme logistiche, alimentando una pressione crescente affinché si individui una soluzione definitiva. In questo scenario si inserisce la proposta di realizzare una seconda canna del traforo, con funzioni sia di sicurezza sia di aumento della capacità di transito, sul modello di altri tunnel alpini già oggetto di interventi analoghi.
Il tema della sicurezza costituisce uno degli argomenti principali a sostegno del raddoppio. Dopo l’incidente del 1999, il traforo è stato oggetto di importanti interventi di adeguamento tecnologico e strutturale, ma resta una galleria a singola canna con traffico bidirezionale regolato. Una seconda galleria consentirebbe, secondo i promotori dell’iniziativa, di separare i flussi di marcia e di ridurre i rischi connessi alla compresenza di mezzi pesanti in entrambe le direzioni. La questione, tuttavia, non è esclusivamente tecnica ma anche politica e ambientale. La Francia ha finora mostrato prudenza rispetto all’ipotesi di un raddoppio, privilegiando interventi di manutenzione e ammodernamento dell’infrastruttura esistente e ponendo attenzione agli impegni di riduzione delle emissioni climalteranti.
Il confronto si sviluppa su un crinale delicato che intreccia esigenze economiche, tutela ambientale e programmazione europea dei trasporti. I sostenitori del potenziamento sottolineano che la mancanza di alternative immediate rende il sistema vulnerabile a ogni stop prolungato, con impatti che superano la dimensione locale e investono l’intero corridoio logistico che collega l’Italia ai mercati del Nord Europa. Le regioni alpine e le categorie produttive chiedono una pianificazione condivisa tra i due Paesi che tenga conto della centralità del traforo nel sistema delle reti transeuropee di trasporto. Parallelamente, le organizzazioni ambientaliste richiamano la necessità di incentivare il trasporto ferroviario e di limitare l’aumento del traffico su gomma in un’area già sottoposta a forte pressione ambientale.
Il dibattito sul raddoppio del Monte Bianco si colloca quindi all’interno di una più ampia riflessione sulla politica infrastrutturale e sulla gestione dei valichi alpini, in un contesto segnato da crescenti esigenze di sicurezza, resilienza e sostenibilità. Le prossime decisioni richiederanno un equilibrio tra interessi economici e obiettivi climatici, mentre il traffico continua a scorrere in una galleria che rimane un punto nevralgico per gli scambi tra Italia e Francia e per la stabilità delle rotte commerciali europee.

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