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Economia: resistenza sotto pressione geopolitica e strutturale

Nel 2025 l’economia italiana si confronta con uno scenario incerto ma non privo di segnali di stabilità. La crescita stimata dello 0,7% confermata dal Fondo Monetario Internazionale si fonda su un rimbalzo trainato dagli investimenti pubblici legati al PNRR, in particolare nei settori infrastrutturali e digitali, e da un recupero delle esportazioni nette, nonostante l’indebolimento della domanda interna.

A minacciare l’equilibrio economico italiano restano tuttavia le turbolenze geopolitiche — in particolare le tensioni commerciali tra Stati Uniti, Cina ed Europa — che impongono un contesto di incertezza diffusa, con effetti sul clima di fiducia di famiglie e imprese. Le strozzature nelle catene di approvvigionamento, i costi energetici ancora elevati e la vulnerabilità dell’export verso i Paesi extra UE impongono una riflessione su un nuovo paradigma industriale.

Il rallentamento della produttività, dovuto alla frammentazione settoriale e alla scarsa diffusione dell’innovazione nelle PMI, resta una delle principali criticità. Le politiche di stimolo governative non riescono ancora a generare effetti diffusi e strutturali, in particolare nel Mezzogiorno, dove persistono gap in termini di occupazione e attrattività per gli investimenti.

In parallelo, il mercato del lavoro registra una moderata ripresa dell’occupazione, ma con un’alta incidenza di contratti a termine e una persistente disoccupazione giovanile, fenomeno che limita la crescita potenziale del sistema Paese. Il mismatch tra domanda e offerta di competenze rappresenta una strozzatura per il rilancio industriale.

La BCE ha deciso, nel luglio 2025, di mantenere i tassi d’interesse invariati al 2%, lasciando intravedere un orientamento prudente a fronte di un’inflazione che si sta gradualmente normalizzando. Tuttavia, il credit crunch per famiglie e PMI resta una variabile da monitorare attentamente, soprattutto nelle aree a bassa densità produttiva.

Per rafforzare la resilienza del sistema economico italiano è essenziale puntare su tre direttrici: accelerazione del processo di digitalizzazione, riforma della pubblica amministrazione in chiave di efficienza e attrazione degli investimenti privati attraverso politiche fiscali selettive. Le imprese che integrano sostenibilità e transizione digitale nei propri modelli di business mostrano migliori performance e attrattività sui mercati esteri.

Il debito pubblico, pur stabile in rapporto al PIL, resta elevato e vulnerabile ai rialzi dei tassi a lungo termine. Per questo motivo, le politiche di bilancio devono mantenere un profilo prudente, evitando misure espansive prive di copertura strutturale. Il consolidamento fiscale resta una condizione necessaria per garantire la credibilità finanziaria del Paese sui mercati internazionali.

Nel complesso, il 2025 si configura come un anno di transizione per l’Italia, in cui la crescita sarà modesta ma non trascurabile, purché accompagnata da un rinnovato slancio riformatore. L’alternativa è un ritorno alla stagnazione secolare, in un mondo che corre e nel quale l’Italia non può permettersi di restare indietro.

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