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Economia dei servizi: la nuova frontiera della crescita italiana

Negli ultimi due decenni, l’economia italiana ha vissuto una graduale ma inesorabile trasformazione: dal primato manifatturiero a un crescente peso del settore dei servizi. Oggi, i servizi rappresentano oltre il 70% del PIL nazionale, coinvolgendo comparti estremamente eterogenei – dal turismo alla consulenza, dalla sanità privata ai servizi digitali – che giocano un ruolo cruciale nella tenuta economica e nell’occupazione. Tuttavia, la produttività di questo settore resta ancora al di sotto della media europea, segnalando spazi enormi di miglioramento.

Tra le ragioni della scarsa produttività si possono annoverare la frammentazione dell’offerta, la prevalenza di microimprese, la debolezza nella digitalizzazione e la carenza di investimenti in capitale umano. Molte attività restano a basso valore aggiunto, con un’intensità tecnologica e innovativa limitata. La crescita, perciò, non si traduce automaticamente in un miglioramento del reddito medio o della qualità dell’occupazione.

Il comparto dei servizi è tuttavia cruciale per sostenere la manifattura e l’export. Servizi avanzati come logistica integrata, IT, design, consulenza legale e finanziaria costituiscono il cuore della cosiddetta “servitizzazione” dell’industria. Le imprese manifatturiere che integrano servizi ad alto contenuto cognitivo nei propri modelli di business riescono a fidelizzare meglio i clienti, differenziare l’offerta e accrescere i margini.

Anche il turismo rappresenta una leva potente, in particolare in un Paese con l’offerta culturale e paesaggistica dell’Italia. Tuttavia, il settore soffre ancora di stagionalità, scarsa professionalizzazione e frammentazione gestionale. La crescita del turismo esperienziale, del turismo medicale e del turismo digitale offre nuove prospettive, ma richiede un salto qualitativo nell’offerta e nella formazione.

La pandemia ha accelerato la digitalizzazione di molti servizi – dalla telemedicina alla formazione a distanza, dal delivery alla gestione documentale – ma ha anche accentuato il divario tra chi ha saputo innovare e chi è rimasto ancorato a modelli pre-digitali. Il PNRR, con le sue risorse dedicate alla digitalizzazione e alla formazione, rappresenta un’opportunità unica per rilanciare il settore.

Un’area in forte espansione è rappresentata dai servizi alla persona e all’impresa in ambito socio-sanitario, fiscale e amministrativo. Il progressivo invecchiamento della popolazione e la crescente complessità normativa stanno spingendo la domanda di supporto qualificato e personalizzato. Investire in professionalizzazione, qualità e accessibilità in questi segmenti può generare occupazione stabile e rispondere a bisogni sociali urgenti.

L’economia dei servizi italiana ha bisogno di un nuovo paradigma: meno burocrazia, più innovazione; meno frammentazione, più reti territoriali e digitali. Occorre promuovere l’aggregazione tra microimprese, incentivare le certificazioni di qualità, supportare l’accesso al credito e alla formazione continua. Solo così i servizi diventeranno un vero motore di sviluppo, capace di sostenere la competitività complessiva del Paese.

In un’economia post-industriale, i servizi non sono più un complemento, ma un pilastro strategico. Trasformarli in volano di crescita significa abbandonare visioni residuali e abbracciare un’idea evoluta, dinamica e integrata di sviluppo.

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