Droni sospetti fanno chiudere l’aeroporto di Monaco nella notte: allarme sicurezza crescente nei cieli tedeschi
- piscitellidaniel
- 3 ott
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Una notte segnata da tensione e misure straordinarie ha colpito l’aeroporto di Monaco, che è stato temporaneamente chiuso dopo il rilevamento di droni sospetti nello spazio aereo circostante. L’episodio, emerso dalle prime ricostruzioni, riflette una delle emergenze emergenti della sicurezza aeronautica: droni civili o di natura sconosciuta che operano in prossimità degli scali mettono in crisi il funzionamento normativo, operativo e preventivo del traffico aereo. Nel caso di Monaco, la decisione di sospendere decolli e atterraggi durante la notte segnala la gravità percepita dalle autorità locali.
Secondo quanto appreso, l’allerta è scattata quando controllori e monitoraggi automatici hanno intercettato movimenti non autorizzati di droni nelle vicinanze delle piste o delle vie di rullaggio, in un’area critica per la sicurezza. Per precauzione, la gestione dell’aeroporto ha deciso di sospendere l’attività notturna fino a quando non fosse accertata l’origine e la natura dei velivoli volanti, evitando ogni rischio di collisione o interferenze con operazioni militari e civili. Le segnalazioni documenterebbero movimenti sospetti multipli, indicando che non si è trattato di un singolo episodio isolato.
L’episodio di Monaco si colloca in un contesto già acceso in Germania e in Europa: casi analoghi si sono registrati a Francoforte, dove nel 2025 sono stati contati più di 140 sorvoli sospetti di droni che hanno interessato l’aeroporto e altre infrastrutture strategiche. Le autorità tedesche monitorano con crescente attenzione i droni che entrano in zone proibite o ad alto rischio, in particolare perché tali velivoli sono difficili da intercettare in tempo reale e sovente sfuggono ai radar convenzionali.
L’aeroporto di Monaco, situato in Baviera, è un hub fondamentale per i collegamenti dentro e fuori la Germania. La sua chiusura, anche se temporanea, ha inevitabilmente causato disagi ai viaggiatori, deviazioni dei voli e ritardi nelle connessioni. Le compagnie hanno dovuto riprogrammare operazioni, riprenotare atterraggi su aeroporti vicini e gestire complicazioni nella catena logistica dei passeggeri e del carico. Le conseguenze operative di una misura così drastica si riverberano sull’intero sistema aeroportuale tedesco e su collegamenti internazionali.
Le autorità locali, polizia dello stato bavarese e agenzie federali della sicurezza, sono state mobilitate per indagini notturne: ispezione dell’area, analisi delle registrazioni radar e immagini, verifica delle autorizzazioni al volo e acquisizione di ogni dato utile. È fondamentale stabilire se i droni fossero veicoli autonomi, pilotati da remoto o parte di un’azione coordinata, e se fossero equipaggiati con apparecchiature di sorveglianza o trasmissione. La natura degli oggetti volanti – peso, dimensioni, autonomia – potrà chiarire se siano strumenti di hobby tecnologico, strumentazione commerciale o agenti con scopi ostili.
Il caso di Monaco richiama questioni già dibattute: chi gestisce la sicurezza dello spazio aereo vicino agli aeroporti quando i droni operano in zona proibita? Quali contromisure sono efficaci — jamming, sistemi anti-drone, intercettazione attiva — in un contesto civile? In Germania, il controllo del traffico aereo (Deutscher Flugsicherung, DFS) ha segnalato che in molti casi i sorvoli di droni restano non contestati fino a quando non causano interferenze evidenti. Le risorse per l’installazione di sistemi di rilevamento avanzati sembrano insufficienti rispetto alla crescita esponenziale dei casi.
Il confine tra volo ricreativo, uso professionale e minaccia di sicurezza rimane molto labile. I droni di dimensioni ridotte o muniti di tecnologie stealth (bassa firma radar) possono operare vicino agli aeroporti con un margine di azione che sfida le difese esistenti. La reattività delle autorità dipende da tempestività, capacità di analisi e coordinamento fra polizia civile, autorità aeroportuali e forze federali.
A Monaco l’episodio probabilmente accelera le riflessioni su misure preventive: club ufficiali di droni potrebbero essere regolati più severamente, imponendo divieti di volo notturno in certe aree, zone vietate rigidamente delimitate con barriere elettroniche anti-drone e cooperazione con gli operatori civili. La normativa europea ETS e le rotor regolamentazioni tedesche stanno entrando in fase di aggiornamento per dare strumenti più robusti al contrasto delle intrusioni.
Per i passeggeri e le compagnie, l’appello è a considerare l’effetto domino: nei momenti di allarme, cancellazioni e ritardi si diffondono su scala regionale, anche quando lo scalo interessato non è il proprio punto di partenza o destinazione. La resilienza del sistema aeroportuale europeo sarà messa alla prova ogni volta che casi analoghi si ripeteranno.
Il fatto che un aeroporto tedesco importante debba sospendere operazioni notturne per la presenza di droni è un avvertimento operativo, ma anche politico e tecnologico: la sicurezza dell’aviazione civile deve prepararsi alla convivenza con una minaccia che non è più rara né residuale. Le autorità dovranno rispondere con investimenti, normative più efficaci e cooperazione internazionale per prevenire che sensori, telecamere, sistemi anti-drone, normative restrittive e capacità di intervento diventino la nuova normalità operativa nei cieli degli aeroporti europei.

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