Digitalizzazione e PMI: il ritardo che frena la crescita
- Giuseppe Politi

- 1 ago
- Tempo di lettura: 2 min
La digitalizzazione rappresenta, senza dubbio, uno dei fattori chiave per la competitività e la resilienza delle imprese nel XXI secolo. Tuttavia, il tessuto produttivo italiano, dominato da piccole e medie imprese, fatica ancora a coglierne pienamente le potenzialità. L’adozione di tecnologie digitali – dai gestionali cloud all’intelligenza artificiale, dalla manifattura additiva all’e-commerce – resta limitata, frammentaria e spesso scollegata da una strategia aziendale complessiva.
Secondo il DESI (Digital Economy and Society Index), l’Italia si colloca ancora nelle ultime posizioni tra i Paesi europei in quanto a integrazione della tecnologia digitale nelle PMI. Solo il 17% utilizza servizi cloud avanzati, il 14% adotta sistemi ERP, e meno del 10% impiega strumenti di automazione o intelligenza artificiale nei propri processi. La distanza rispetto ai principali competitor europei è significativa e preoccupante.
Le cause sono molteplici. In primo luogo, vi è un tema di cultura imprenditoriale: in molte microimprese prevale ancora una visione tradizionale, poco propensa all’innovazione e refrattaria al cambiamento. A ciò si aggiunge la scarsità di competenze digitali, sia tra gli imprenditori che tra i dipendenti. Infine, pesa l’incertezza normativa e l’assenza di una consulenza strategica capillare e diffusa.
Il paradosso è che proprio le tecnologie digitali potrebbero offrire alle PMI soluzioni efficaci per affrontare le sfide più urgenti: aumento dei costi, crisi delle filiere, scarsità di manodopera qualificata, nuovi comportamenti di consumo. Il digitale consente non solo efficienza e automazione, ma anche personalizzazione, flessibilità produttiva e accesso a mercati globali.
Il PNRR, attraverso la Missione 1, prevede fondi e incentivi specifici per la digitalizzazione delle imprese, tra cui il credito d’imposta per beni strumentali 4.0, i voucher per consulenza digitale, i bandi per i Digital Innovation Hub e i Competence Center. Tuttavia, la frammentazione degli interventi e la complessità delle procedure ne limitano l’efficacia, specie nelle aree meno strutturate.
Occorre un cambio di passo. Le PMI devono essere accompagnate in un vero e proprio percorso di trasformazione digitale, con l’assistenza di professionisti qualificati, la disponibilità di strumenti modulari e l’inserimento di figure chiave (digital manager, innovation officer). La formazione continua diventa essenziale: non bastano le competenze tecniche, servono visione strategica, capacità di lettura dei dati e orientamento al cambiamento.
La digitalizzazione non deve essere intesa come mera informatizzazione, ma come ripensamento radicale del modello di business: nuovi canali di vendita, nuovi processi produttivi, nuovi modelli organizzativi. È in questa direzione che si gioca la possibilità per le PMI italiane di uscire da una logica difensiva e riconquistare slancio competitivo.
Infine, è necessaria una convergenza tra politiche industriali, strumenti finanziari, formazione e accompagnamento strategico. Senza una regia unitaria, il rischio è disperdere risorse senza incidere sulle reali dinamiche di innovazione. Il digitale è la chiave per affrontare le transizioni in corso – ecologica, demografica, geopolitica – e per rilanciare la produttività. Ma per diventare volano di crescita deve essere accessibile, comprensibile e utile per tutte le imprese, anche le più piccole.




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