Dall’Africa all’America Latina, le nuove rotte del Made in Italy per conquistare i mercati emergenti
- piscitellidaniel
- 31 ott
- Tempo di lettura: 4 min
Il Made in Italy guarda oltre i confini tradizionali dell’export e punta con decisione verso Africa e America Latina, due aree in rapida crescita economica che offrono nuove opportunità per le imprese italiane. Dopo anni di predominio delle esportazioni verso l’Europa, gli Stati Uniti e i mercati asiatici più consolidati, il tessuto produttivo italiano si prepara a diversificare la propria presenza internazionale con una strategia più ampia, sostenuta da istituzioni, camere di commercio e reti di imprese. L’obiettivo è duplice: intercettare la domanda crescente di qualità e design nei paesi emergenti e ridurre la dipendenza da mercati già saturi o instabili.
Secondo i dati più recenti diffusi da Sace e Ice, l’export italiano verso l’Africa subsahariana e l’America Latina ha registrato nel 2024 un incremento medio del 14%, con punte che in alcuni settori – come meccanica, moda e agroalimentare – hanno superato il 20%. I paesi africani più dinamici sono Nigeria, Kenya, Sudafrica e Costa d’Avorio, mentre in America Latina spiccano Brasile, Messico, Colombia e Cile. La crescita demografica, la progressiva urbanizzazione e l’espansione della classe media in queste aree stanno generando una domanda sempre più sofisticata di beni di consumo, tecnologie produttive e infrastrutture.
Il settore della meccanica industriale continua a rappresentare la spina dorsale dell’export italiano. Macchinari per l’agricoltura, impianti per la trasformazione alimentare e tecnologie per l’energia rinnovabile sono tra i prodotti più richiesti. In Africa, in particolare, il know-how italiano nella filiera agroindustriale viene apprezzato per la capacità di coniugare innovazione e sostenibilità. Progetti di cooperazione industriale avviati in Etiopia, Marocco e Angola stanno contribuendo alla creazione di filiere locali integrate, con la partecipazione di piccole e medie imprese italiane specializzate nella progettazione e manutenzione di impianti.
L’America Latina, dal canto suo, rappresenta una frontiera strategica per il Made in Italy manifatturiero e tecnologico. Le economie di Brasile e Messico offrono ampi margini di collaborazione nei settori dell’automotive, dell’aerospazio e della logistica. L’Italia, attraverso accordi bilaterali e partnership tra istituti di credito e organismi di promozione industriale, sta rafforzando la propria presenza nei mercati locali, facilitando l’accesso delle imprese italiane alle catene di fornitura internazionali. Anche nel campo delle energie rinnovabili e della gestione delle risorse idriche si stanno aprendo spazi significativi, grazie alle competenze consolidate delle aziende italiane in materia di ingegneria ambientale.
La moda e il design, marchi di identità del Made in Italy, stanno trovando nuovi sbocchi tra le giovani generazioni urbane di Africa e America Latina, sempre più sensibili ai temi della qualità, della creatività e della sostenibilità. I marchi italiani di abbigliamento e arredamento stanno investendo in strategie di localizzazione, aprendo flagship store nelle capitali emergenti come Lagos, Nairobi, San Paolo e Bogotá. Parallelamente, cresce l’interesse per i prodotti di fascia medio-alta, con una domanda crescente di articoli artigianali, calzature e accessori di lusso. Le fiere internazionali e le settimane della moda ospitate in città africane e sudamericane offrono vetrine sempre più importanti per le aziende italiane che vogliono consolidare la propria presenza.
Un ruolo centrale lo gioca anche l’agroalimentare, che resta uno dei pilastri dell’export nazionale. Pasta, olio, vino, formaggi e prodotti dolciari italiani trovano nuovi consumatori in classi medie in espansione, che associano il Made in Italy a garanzia di qualità e tradizione. In paesi come il Cile e la Colombia si stanno diffondendo catene di ristorazione ispirate alla cucina italiana, spesso gestite da imprenditori locali formatisi in Italia. Le aziende italiane stanno inoltre investendo nella promozione delle denominazioni d’origine e nella tutela dei marchi autentici, contrastando il fenomeno dell’“Italian sounding” che continua a rappresentare una delle principali criticità per il settore.
Le istituzioni italiane stanno accompagnando questo processo di espansione con iniziative mirate. L’Agenzia Ice ha aperto nuovi uffici di rappresentanza in Sudafrica, Nigeria e Perù, mentre Sace e Simest offrono strumenti di garanzia e finanziamento per le imprese che intendono operare in aree considerate a rischio medio-alto. Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ha inserito nei propri piani strategici la promozione dell’Italia come partner industriale affidabile per lo sviluppo sostenibile, puntando su energia, formazione e infrastrutture digitali.
Le grandi aziende, ma anche le PMI e i distretti produttivi, si stanno muovendo in maniera coordinata, costruendo reti e consorzi per affrontare i mercati emergenti. I distretti della meccanica emiliana, della ceramica toscana e del tessile veneto sono tra i più attivi nell’avviare missioni economiche e collaborazioni industriali con controparti africane e sudamericane. Si punta sempre più su un modello di internazionalizzazione “inclusivo”, che valorizza l’eccellenza italiana e crea rapporti di lungo periodo basati su formazione e trasferimento di competenze.
Anche la diplomazia economica italiana si sta rafforzando con missioni istituzionali nei Paesi partner, accordi di cooperazione bilaterale e programmi di sostegno alle start-up innovative. L’obiettivo è creare un ponte stabile tra imprese, università e centri di ricerca, favorendo la nascita di nuovi poli tecnologici capaci di attrarre investimenti e talenti. In parallelo, si punta a potenziare la logistica e le infrastrutture commerciali, attraverso il rafforzamento delle rotte marittime e aeree tra porti italiani e hub africani e latinoamericani.
Il Made in Italy si prepara così a una nuova fase di globalizzazione, meno legata ai tradizionali mercati europei e più orientata verso Sud del mondo. Africa e America Latina, con le loro economie in espansione e la crescente domanda di innovazione, rappresentano oggi il terreno ideale per la nuova diplomazia industriale italiana, che unisce export, cultura e sviluppo sostenibile in un’unica visione strategica.

Commenti