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Da direttori d'orchestra a piromani: gli effetti economici del protezionismo americano

Fin dal secondo dopoguerra, gli Stati Uniti hanno giocato due ruoli fondamentali nell'economia mondiale: da una parte, sono stati il Paese più produttivo dell'economia mondiale, dall'altra sono stati proprio loro a programmarne e orchestrarne lo sviluppo. Sono chiari i benefici costruiti da questa strategia: commercio libero, istituzioni multilaterali, una finanza basata sul dollaro e una difesa info-centrica.


Oggi il ruolo degli Stati Uniti è in discussione: che si parli di MAGA, "Ricalibrazione" o "America-First", è chiaro che la strategia nazionalistica e transazionale utilizzata dagli USA negli ultimi anni sta cambiando le fondamenta del sistema internazionale.


La questione non è la sopravvivenza dell'economia mondiale: diversi studi hanno confermato che ciò è possibile. Il problema è l'efficienza di un sistema che, da globalizzato, si sta lentamente trasformando di nuovo in un sistema a due blocchi.


Inoltre, l'incertezza del Paese che ha guidato l'intero sviluppo economico mondiale ne mina l'intera sopravvivenza, e crea un panorama internazionale in cui la reliance sugli Stati Uniti diventa un malus invece che un bonus. L'incertezza si sta trasformando da occasionale ed episodica a strutturale. Questo non significa che immediatamente il PIL mondiale crollerà. Significa però che, a causa della duplicazione della produzione e delle mancate economie di scala, la crescita mondiale avrà un tetto significamente minore.

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