Crisi industriali, al Ministero 69 tavoli aperti: vertenze in corso per oltre 90mila lavoratori tra transizioni, rilanci e chiusure
- piscitellidaniel
- 10 nov
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Al Ministero delle Imprese e del Made in Italy sono attualmente aperti 69 tavoli di crisi aziendale, che coinvolgono complessivamente più di 90mila lavoratori in tutta Italia. È questo il quadro aggiornato delle vertenze industriali sul tavolo del ministro Adolfo Urso, che conferma la complessità di una fase economica segnata da ristrutturazioni, riconversioni produttive e difficoltà di mercato in diversi settori strategici. L’elenco include aziende di grandi dimensioni, gruppi internazionali e realtà territoriali di rilievo locale, accomunate dalla necessità di soluzioni industriali e occupazionali che evitino ulteriori ricadute sociali e produttive.
Il Ministero segue da vicino i principali dossier che, in molti casi, si trascinano da anni. Tra i casi più delicati figurano quelli legati alla transizione energetica e alla riconversione industriale, dove la sfida è bilanciare l’esigenza di innovazione con la tutela dei posti di lavoro. Secondo i dati diffusi dallo stesso dicastero, oltre il 40% delle vertenze riguarda settori coinvolti nei processi di decarbonizzazione e automazione, a conferma di come la transizione verde e digitale stia generando impatti significativi sull’occupazione.
Il ministro Urso ha ribadito che l’obiettivo del governo è evitare la chiusura definitiva delle imprese, favorendo processi di rilancio attraverso strumenti di politica industriale e incentivi mirati. I tavoli di crisi, coordinati dalla Direzione generale per la politica industriale, rappresentano lo strumento principale per gestire le vertenze più complesse, coinvolgendo sindacati, enti locali, aziende e potenziali investitori. Tra le priorità individuate vi sono il salvataggio dei siti produttivi strategici, il sostegno alla filiera dell’automotive, il rilancio dell’acciaio e il consolidamento del settore chimico e farmaceutico.
Un’attenzione particolare è rivolta al comparto dell’auto, in piena trasformazione per effetto del passaggio all’elettrico. Le riconversioni produttive, necessarie per adeguarsi ai nuovi standard europei sulle emissioni, stanno comportando ristrutturazioni complesse e riduzioni di personale. Al Ministero sono aperti diversi tavoli che riguardano aziende della componentistica e dell’indotto, da Stellantis alle piccole imprese collegate. Le istituzioni lavorano a un piano di accompagnamento per garantire nuove competenze ai lavoratori e incentivare la produzione di tecnologie pulite in Italia, anche attraverso il ricorso ai fondi del PNRR.
Tra i dossier più significativi rientra anche quello dell’ex Ilva, ancora al centro di un complesso percorso di risanamento industriale e ambientale. La vertenza, che interessa migliaia di addetti diretti e indiretti, resta una delle più impegnative per il governo, che mira a trovare una soluzione condivisa con le parti sociali e con gli investitori privati. Sul tavolo anche i casi di aziende storiche come Acciaierie d’Italia, Jsw di Piombino, Whirlpool, Marelli, Blutec e Gkn, simboli di un tessuto industriale che necessita di una strategia di lungo periodo per restare competitivo.
Le difficoltà non riguardano solo l’industria pesante. Nel settore tessile e della moda si registrano crisi legate alla delocalizzazione e alla riduzione dei margini di profitto, mentre nel comparto dell’elettronica e della logistica si moltiplicano i casi di ristrutturazioni dovute all’automazione e all’ingresso di nuovi attori internazionali. Le piccole e medie imprese del Nord e del Centro Italia sono particolarmente esposte agli effetti dell’aumento dei costi energetici e delle materie prime, fattori che hanno indebolito la capacità di investimento e rallentato i processi di innovazione.
Il Ministero, oltre a gestire i tavoli di crisi, sta lavorando a un piano di politica industriale volto a rafforzare la competitività del sistema produttivo italiano. Tra le misure previste figurano il sostegno agli investimenti in ricerca e sviluppo, la creazione di poli tecnologici e la semplificazione degli strumenti di accesso ai fondi pubblici. Il governo punta a favorire la partecipazione di investitori esteri e a consolidare le filiere strategiche nazionali, con particolare attenzione a settori come energia, acciaio, farmaceutica e microelettronica.
Un ruolo centrale nella gestione delle vertenze è affidato alla collaborazione con le regioni, che spesso sono chiamate a cofinanziare i piani di rilancio o a individuare soluzioni di reindustrializzazione per i siti dismessi. Nei casi più complessi, come quelli che coinvolgono aziende in stato di insolvenza, il Ministero valuta anche il ricorso agli strumenti di salvaguardia pubblica, come il Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la ristrutturazione industriale. Tuttavia, il numero crescente di crisi aperte conferma la necessità di un approccio sistemico che unisca politiche industriali e formazione professionale.
Il governo intende inoltre rafforzare il coordinamento tra il Ministero del Lavoro e quello delle Imprese, per facilitare la transizione dei lavoratori verso nuovi impieghi. Sono in corso programmi di riqualificazione professionale e incentivi per la mobilità interna, volti a ricollocare i lavoratori provenienti da aziende in crisi nei settori più dinamici, come l’energia rinnovabile e la tecnologia digitale. L’obiettivo dichiarato è evitare che le crisi aziendali si traducano in disoccupazione strutturale, puntando invece su un modello di riconversione che unisca crescita economica e sostenibilità sociale.
La gestione delle vertenze industriali rappresenta una delle principali sfide del governo in una fase in cui la competitività globale richiede continui adattamenti. Le 69 crisi attive testimoniano la difficoltà di mantenere un equilibrio tra transizione produttiva e salvaguardia occupazionale, ma anche la volontà di preservare l’integrità del tessuto industriale italiano. La strada passa attraverso una cooperazione più stretta tra istituzioni, imprese e parti sociali, per costruire soluzioni condivise che assicurino continuità produttiva, innovazione e tutela del lavoro.

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