Crisi idrica in Europa: il 30% dei cittadini colpito dalla scarsità d’acqua, l’UE corre ai ripari
- piscitellidaniel
- 2 lug
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La scarsità d’acqua non è più una minaccia futura ma una realtà che già coinvolge il 30% dei cittadini europei. Un terzo della popolazione dell’Unione vive in aree soggette a stress idrico, secondo quanto emerso dall’ultimo rapporto della Commissione europea, che sottolinea la crescente urgenza di affrontare in modo sistemico la crisi idrica. Cambiamenti climatici, urbanizzazione, agricoltura intensiva e inefficienze infrastrutturali stanno infatti aggravando una situazione che riguarda tanto i Paesi mediterranei quanto quelli dell’Europa centrale e settentrionale.
Negli ultimi anni si è assistito a un aumento sia della frequenza sia della gravità degli episodi di siccità. L’Europa ha vissuto, tra il 2022 e il 2023, due stagioni estive con livelli di precipitazioni tra i più bassi della storia recente. I fiumi Po, Reno, Danubio e Loira hanno mostrato livelli idrometrici al di sotto delle medie storiche, con conseguenze drammatiche per l’agricoltura, la produzione di energia idroelettrica e il trasporto fluviale. Anche le falde acquifere mostrano segnali di preoccupante impoverimento, soprattutto in regioni ad alta densità agricola.
L’Italia è tra i Paesi più colpiti, insieme a Spagna, Portogallo, Grecia e alcune aree della Francia. Tuttavia, anche Germania, Belgio e Paesi Bassi iniziano a registrare segnali di tensione idrica. La situazione è aggravata da un consumo pro capite ancora troppo elevato, spesso legato a sistemi inefficienti di irrigazione, perdite nella rete idrica e mancanza di cultura del risparmio. Secondo i dati forniti dall’Agenzia europea dell’ambiente, oltre il 20% dell’acqua distribuita viene dispersa prima di arrivare agli utenti finali, soprattutto nei contesti urbani più vetusti.
In risposta a questa emergenza crescente, l’Unione europea ha inserito la questione idrica tra le priorità dell’agenda ambientale e di resilienza. Tra le misure in cantiere, si prevedono nuovi standard minimi per il riutilizzo delle acque reflue, l’incentivazione di pratiche agricole a basso consumo idrico, investimenti nelle infrastrutture e una revisione del sistema di pricing delle risorse idriche. La logica è quella del “full cost recovery”, in cui il prezzo dell’acqua rifletta anche i costi ambientali e sociali legati al suo uso e alla sua gestione.
Il pacchetto di interventi comprende anche misure di adattamento climatico, che includono la rinaturalizzazione dei bacini fluviali, la tutela delle zone umide e la creazione di riserve idriche alternative. Un ruolo fondamentale sarà affidato alle tecnologie digitali per il monitoraggio in tempo reale delle reti e l’ottimizzazione dei consumi. In questo senso, Bruxelles sta valutando l’inclusione di progetti idrici tra quelli finanziabili attraverso il Green Deal e i fondi strutturali 2021-2027, oltre al programma Horizon per l’innovazione.
Un punto centrale del dibattito riguarda anche la governance della risorsa idrica. La Commissione spinge per una maggiore integrazione tra politiche idriche, agricole, energetiche e urbanistiche. L’obiettivo è evitare conflitti tra settori e promuovere una visione olistica dell’acqua come bene comune da proteggere. A tal fine si prevede l’adozione di Piani di gestione idrica regionali vincolanti e il rafforzamento delle Autorità di bacino a livello transfrontaliero, per garantire una gestione condivisa delle risorse.
Il problema della scarsità d’acqua è inoltre strettamente connesso alla sicurezza alimentare. La Commissione stima che entro il 2030 la produttività agricola europea potrebbe ridursi del 10-15% nelle aree più colpite dalla siccità, se non verranno adottate misure correttive. La transizione verso modelli di agricoltura rigenerativa e l’introduzione di colture meno idrovore sono tra le linee guida principali indicate nel piano d’azione europeo. Parallelamente, si punta a promuovere un nuovo modello di consumo che valorizzi i prodotti sostenibili e a basso impatto.
Anche il settore industriale è chiamato a fare la sua parte. Le aziende ad alta intensità idrica – in particolare nei settori chimico, tessile, alimentare ed energetico – dovranno ridurre i prelievi, ricorrere al riuso e adottare tecnologie di raffreddamento alternative. La Commissione prevede incentivi e misure regolatorie specifiche per spingere in questa direzione, inclusa la possibilità di applicare standard ambientali più rigorosi nei bandi pubblici e nelle autorizzazioni.
La crisi idrica in Europa non è soltanto un’emergenza ambientale, ma una minaccia diretta alla qualità della vita, alla competitività economica e alla coesione sociale. Le recenti proteste in Spagna e in Francia per le restrizioni idriche e l’aumento delle tariffe testimoniano il rischio di tensioni anche sul piano sociale. Per questo l’UE sta cercando di anticipare il problema, spingendo verso un cambiamento culturale che coinvolga cittadini, imprese e istituzioni.
A livello nazionale, diversi Stati membri stanno introducendo misure d’urgenza. In Italia, il Piano nazionale di interventi nel settore idrico prevede la digitalizzazione delle reti, l’aumento delle capacità di stoccaggio e una maggiore efficienza nei processi agricoli. La Spagna ha approvato nuovi regolamenti sul riuso delle acque reflue, mentre la Francia sta investendo in un programma da 6 miliardi di euro per modernizzare gli acquedotti.
Il Parlamento europeo è chiamato nei prossimi mesi a discutere una direttiva quadro sulla resilienza idrica, che dovrà definire criteri comuni per la misurazione, la protezione e l’utilizzo della risorsa. In parallelo, l’Unione cercherà di rafforzare il coordinamento con le agenzie meteorologiche e idrologiche per anticipare eventi estremi e rendere più efficace la risposta alle crisi.

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