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Crescita economica: ripresa o illusione?

Dopo anni di stagnazione, l’Italia mostra alcuni indicatori positivi: aumento del PIL, crescita dell’occupazione, incremento degli investimenti pubblici e privati. Tuttavia, il dibattito tra economisti rimane aperto: si tratta di una vera ripresa strutturale o soltanto di un rimbalzo post-pandemico sostenuto da politiche straordinarie?

La spesa pubblica legata al PNRR ha dato un impulso significativo a infrastrutture, digitalizzazione e transizione energetica. Le imprese hanno beneficiato di incentivi fiscali e fondi europei, mentre le famiglie hanno goduto di misure di sostegno al reddito e agevolazioni fiscali. Questi stimoli hanno certamente favorito i consumi e alimentato la fiducia, ma il rischio è che una volta esaurite le misure straordinarie l’economia torni a rallentare.

Un altro elemento di fragilità è rappresentato dalla produttività, ferma da oltre vent’anni. Senza un aumento reale della produttività del lavoro e del capitale, la crescita rimarrà fragile e incapace di sostenersi nel lungo periodo. Inoltre, i divari territoriali tra Nord e Sud restano profondi, con regioni meridionali ancora penalizzate da carenze infrastrutturali, servizi inefficienti e scarsa attrattività per gli investimenti.

Il dato positivo è che il sistema imprenditoriale italiano, pur tra mille difficoltà, mostra una capacità straordinaria di resilienza e innovazione. Molti settori – dal lusso all’agroalimentare, dall’energia alla farmaceutica – continuano a performare a livello globale. Tuttavia, la domanda cruciale rimane: il Paese saprà trasformare i segnali congiunturali in crescita strutturale? La risposta dipenderà dalla continuità delle riforme, dalla stabilità politica e dalla capacità di attrarre capitali esteri.

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