Crescita al rallentatore nell’Eurozona: la Commissione UE rivede le stime del PIL 2025 allo 0,9% a causa dell’impatto dei dazi USA
- piscitellidaniel
- 19 mag
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La Commissione Europea ha annunciato, nel suo ultimo rapporto sulle previsioni economiche di primavera, un drastico ridimensionamento delle prospettive di crescita per l’Eurozona nel 2025. Il Prodotto interno lordo dei Paesi che adottano la moneta unica è ora previsto in aumento dello 0,9%, in netto calo rispetto all’1,3% ipotizzato a febbraio. Il rallentamento è attribuito principalmente all’effetto combinato della crescente incertezza sui mercati internazionali, della debolezza dei consumi interni e, soprattutto, dell’escalation commerciale in atto tra Stati Uniti e Unione Europea.
L’elemento determinante che ha spinto la Commissione a rivedere al ribasso le stime è la politica protezionistica avviata dall’amministrazione americana, che ha introdotto nuovi dazi sulle importazioni provenienti dall’Europa. Le misure, entrate in vigore in forma parziale nel secondo trimestre del 2025, prevedono un’aliquota del 20% su una vasta gamma di beni industriali e agroalimentari, e una più pesante, pari al 25%, su prodotti strategici come l’acciaio, l’alluminio e le automobili. Queste tariffe, seppur mitigate da una sospensione temporanea su alcuni articoli per 90 giorni, hanno già prodotto un effetto depressivo sugli scambi commerciali e sull’attività industriale di diversi Stati membri.
Le conseguenze si riflettono chiaramente nell’andamento previsto delle principali economie dell’area euro. La Germania, tradizionalmente motore economico del continente, è destinata a una crescita nulla nel 2025, con una contrazione del settore manifatturiero e delle esportazioni, particolarmente colpite dai dazi sulle automobili e sulla meccanica di precisione. Anche la Francia è stata costretta a rivedere le proprie aspettative, con un PIL atteso allo 0,6%, mentre l’Italia non andrà oltre lo 0,7%, appesantita da una domanda interna ancora debole e da un’inflazione persistente nei beni alimentari.
In controtendenza alcuni Paesi dell’Europa meridionale, tra cui Spagna, Grecia e Irlanda, che registrano una maggiore dinamicità nei settori turismo, servizi e tecnologia. Questi Stati beneficiano anche di una minore esposizione diretta alla catena produttiva transatlantica, oltre che di fondi europei ancora in fase di spesa grazie ai programmi del Next Generation EU.
Sul fronte dei prezzi, le notizie sembrano più incoraggianti. L’inflazione generale nell’Eurozona si avvicina gradualmente al target del 2% fissato dalla Banca Centrale Europea, con previsioni che indicano un assestamento all’1,9% entro la fine del 2025. Per il 2026, l’inflazione è vista in ulteriore discesa, verso l’1,7%. Questo trend apre la strada a un possibile allentamento della politica monetaria da parte della BCE, anche se gli analisti sottolineano che le decisioni sul tasso d’interesse rimarranno prudenti e dipenderanno dai dati reali sulla crescita e sui salari.
La Commissione Europea ha voluto evidenziare che, nonostante le difficoltà, l’economia dell’Eurozona mantiene una certa resilienza. Le riforme strutturali, l’avanzamento del piano REPowerEU per la transizione energetica e l’aumento degli investimenti pubblici in digitalizzazione e infrastrutture sono fattori che potrebbero sostenere la ripresa a partire dalla seconda metà del 2025. Tuttavia, restano elevati i rischi di natura geopolitica e finanziaria. Oltre alla crisi commerciale con gli Stati Uniti, pesano le tensioni sul Mar Rosso e sul fronte ucraino, nonché l’instabilità politica interna in alcuni Stati membri.
Particolarmente delicata è la situazione sul fronte occupazionale. Sebbene la disoccupazione media dell’Eurozona rimanga sotto il 6,5%, in diversi Paesi si osservano segnali di rallentamento nel mercato del lavoro, soprattutto nei settori manifatturieri e della logistica. Le imprese mostrano crescente cautela nell’assunzione di nuovo personale, mentre si moltiplicano i ricorsi alla cassa integrazione e agli ammortizzatori sociali.
Anche il settore delle costruzioni mostra segnali di raffreddamento, dopo l’impulso positivo degli ultimi due anni trainato dagli incentivi pubblici. I costi di finanziamento ancora elevati e l’aumento del prezzo dei materiali da costruzione rendono meno attrattivi nuovi investimenti immobiliari, soprattutto nel comparto residenziale. Al contrario, gli investimenti pubblici in infrastrutture energetiche e digitali continuano a sostenere la domanda nel segmento non residenziale.
Nel complesso, la fotografia dell’economia dell’Eurozona per il 2025 è quella di un sistema ancora in transizione, sottoposto a pressioni esterne e interne che ne limitano la crescita, ma che dispone di strumenti e risorse per mantenere una certa stabilità. La chiave per il rilancio sarà una maggiore coesione politica europea e un dialogo commerciale più costruttivo con gli Stati Uniti, per evitare che la frammentazione dei mercati globali diventi un freno strutturale alla competitività del continente.

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