top of page

Credito green: la finanza come leva per la transizione industriale

Nel cuore del cambiamento che attraversa l’economia globale, il credito sta assumendo una nuova veste: da semplice strumento di finanziamento a leva strategica per accelerare la decarbonizzazione. Il 2025 è l’anno in cui la finanza verde cessa di essere una nicchia e diventa parte integrante dei bilanci aziendali, dei piani industriali e delle strategie pubbliche.

Le imprese, anche le PMI, non cercano più solo capitale a basso costo, ma condizioni coerenti con i propri obiettivi ambientali. Al tempo stesso, gli istituti di credito, sotto pressione regolatoria e reputazionale, integrano indicatori ESG nei criteri di erogazione, pricing e monitoraggio. In questo contesto, gli strumenti del credito green evolvono rapidamente, ponendo nuove sfide tecniche e culturali.

I sustainability-linked loan: prestiti condizionati alla performance ambientale

Tra gli strumenti più diffusi, i sustainability-linked loan (SLL) legano il costo del finanziamento al raggiungimento di specifici indicatori di sostenibilità. L’azienda ottiene un tasso di interesse più vantaggioso se rispetta determinati obiettivi – ad esempio, riduzione delle emissioni di CO₂, uso di energia rinnovabile, miglioramento dell’efficienza idrica. In caso contrario, il tasso aumenta.

Questo meccanismo, noto come pricing ratchet, trasforma il contratto di finanziamento in uno strumento dinamico, capace di incentivare comportamenti virtuosi. Tuttavia, affinché funzioni davvero, è necessario che i KPI siano misurabili, verificabili da terze parti e coerenti con il core business dell’impresa.

Green bond e project finance per infrastrutture sostenibili

Accanto al credito bancario, cresce il ricorso al mercato obbligazionario. I green bond, collocati anche da imprese di medie dimensioni e utility locali, finanziano specifici progetti di transizione: impianti fotovoltaici, efficientamento energetico, mobilità sostenibile. Il vantaggio è duplice: accesso a capitali globali sensibili all’ESG e rafforzamento del posizionamento reputazionale dell’emittente.

Nel project finance, la componente green si impone come criterio di bancabilità. Le banche valutano sempre più la sostenibilità del ciclo di vita dell’opera, l’impatto ambientale netto e la compatibilità con i target climatici europei. Chi non integra queste metriche si trova escluso dai principali consorzi finanziari.

Il factoring ESG e la valorizzazione della filiera

Un’innovazione recente è l’ESG factoring, ovvero l’anticipo dei crediti commerciali a condizioni più favorevoli per i fornitori certificati sotto il profilo ambientale o sociale. I grandi buyer, attraverso piattaforme digitali, premiano così i fornitori che si adeguano agli standard richiesti: emissioni ridotte, parità di genere, tracciabilità dei materiali.

Questo strumento ha un effetto dirompente sulla filiera, perché induce anche le microimprese a dotarsi di sistemi di rendicontazione non finanziaria, fino a ieri appannaggio solo delle grandi aziende. Il rischio, tuttavia, è l’eccessiva frammentazione dei criteri ESG, che può generare confusione o greenwashing.

Sfide operative e standardizzazione

Il principale ostacolo alla diffusione del credito green non è tecnico, ma culturale. Molte imprese, soprattutto PMI, non dispongono delle competenze per redigere un piano di sostenibilità credibile o per raccogliere i dati necessari a monitorare i KPI. Anche le banche, spesso, non hanno ancora formato in modo adeguato il personale sulle metriche ESG e sulla loro applicazione nei modelli di rating.

Serve quindi una convergenza normativa che favorisca la standardizzazione. La Tassonomia Europea, se applicata con intelligenza e flessibilità, può diventare la base comune per evitare arbitraggi e aumentare la fiducia del mercato. L’EBA (Autorità bancaria europea) sta lavorando su guide pratiche per integrare i fattori ESG nei requisiti prudenziali.

Il ruolo dello Stato e dei fondi pubblici

Il settore pubblico ha un ruolo decisivo. I fondi PNRR, ad esempio, dovrebbero essere vincolati a progetti che attivano anche risorse private in chiave green. Le garanzie pubbliche – SACE Green, garanzia MCC ESG – devono incentivare il rischio solo per progetti realmente trasformativi. Inoltre, la fiscalità può premiare chi converte capannoni in impianti sostenibili o chi investe in tecnologie pulite attraverso superammortamenti o crediti d’imposta.

Prospettive

Nel 2026-2027, il credito green diventerà una metrica fondamentale nei modelli di business. Non si tratterà più di “fare il bene” come optional, ma di assicurare la competitività economica attraverso l’efficienza ambientale. Le imprese che sapranno integrare la sostenibilità nei loro flussi finanziari avranno accesso più facile al capitale, migliori condizioni di rating e una reputazione solida. Per le altre, il rischio sarà l’esclusione dal sistema.

Commenti


Le ultime notizie

bottom of page