Credito bancario in contrazione: tassi alti frenano famiglie e imprese
- Giuseppe Politi

- 15 lug
- Tempo di lettura: 2 min
Il 2025 si sta rivelando un anno complesso per il credito bancario in Italia. I dati diffusi dalla Banca d’Italia e rielaborati da ABI mostrano una contrazione dei finanziamenti erogati sia alle imprese sia alle famiglie, con una flessione annua che supera il 4,3% nel primo semestre dell’anno. È il segnale evidente di un sistema in fase di irrigidimento, che risente dell’elevato livello dei tassi d’interesse e della crescente avversione al rischio da parte degli istituti di credito.
La politica monetaria della BCE, ancora ancorata a un tasso di riferimento del 4%, ha mantenuto elevato il costo del denaro per contenere l’inflazione, ma ciò ha avuto un impatto diretto sull’accesso al credito. Il tasso medio sui nuovi mutui per l’acquisto di abitazioni ha raggiunto il 4,75%, mentre per le imprese le linee di credito a breve termine oscillano tra il 5% e il 6,2% per le PMI con rating intermedi.
Le famiglie hanno ridotto drasticamente la domanda di mutui, sia per la prima casa che per surroghe, e preferiscono posticipare acquisti immobiliari o affidarsi al mercato degli affitti. Solo il 32% delle richieste di mutuo presentate nei primi cinque mesi del 2025 è stato effettivamente erogato, contro il 47% dello stesso periodo del 2023. Le banche applicano criteri di istruttoria sempre più rigidi, richiedendo maggiori garanzie, anticipi elevati e rapporti rata-reddito inferiori al 25%.
Per le imprese, in particolare per quelle di piccola e media dimensione, si è verificato un crollo delle richieste di credito per investimenti, a favore di una maggiore richiesta di liquidità a breve termine. Tuttavia, anche in questo ambito, l’offerta è più selettiva: i tassi più alti, uniti al rallentamento dei pagamenti nella filiera, stanno creando tensioni finanziarie soprattutto nei settori ad alta rotazione di capitale, come il commercio e i trasporti.
Sul fronte della vigilanza, la BCE ha invitato le banche a rafforzare le politiche di provisioning in vista di una possibile crescita dei crediti deteriorati nel secondo semestre dell’anno. Il tasso di default, pur ancora contenuto, mostra segni di aumento nei comparti più esposti alle variazioni macroeconomiche, come edilizia e hospitality.
Intanto, le principali banche italiane – UniCredit, Intesa Sanpaolo, Banco BPM e BPER – registrano utili sostenuti grazie al margine d’interesse, ma gli analisti mettono in guardia: “Questi risultati non sono strutturali. Se il ciclo restrittivo continuerà troppo a lungo, la qualità del portafoglio rischia di deteriorarsi.”
Le associazioni imprenditoriali, da Confindustria a Confartigianato, chiedono un rafforzamento dei fondi pubblici di garanzia, come il Fondo Centrale, e una revisione delle condizioni di accesso al credito per le PMI. Anche l’ABI invoca una riflessione urgente sul ruolo delle politiche monetarie, affinché la lotta all’inflazione non comprometta la sopravvivenza del tessuto economico più fragile.
In un simile contesto, cresce l’interesse per soluzioni alternative: il factoring, il fintech lending e le piattaforme di crowdlending stanno registrando tassi di espansione a doppia cifra, seppure su volumi ancora contenuti. Resta tuttavia la necessità di definire un quadro normativo chiaro e una maggiore tutela degli operatori.
Il secondo semestre del 2025 sarà decisivo. Se la BCE darà segnali di allentamento monetario, potrebbe riattivarsi lentamente la domanda di credito. In caso contrario, il rischio è quello di una stagnazione creditizia prolungata, che finirebbe per pesare sulla ripresa economica e sulla competitività dell’apparato produttivo nazionale.




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