Consumi in ripresa, ma resta l’incognita dell’inflazione percepita
- Giuseppe Politi

- 7 lug
- Tempo di lettura: 2 min
Dopo anni di incertezza legati alla pandemia e al conflitto russo-ucraino, i consumi delle famiglie italiane stanno mostrando segnali di ripresa. La fiducia in miglioramento, la stabilità occupazionale e la progressiva normalizzazione dei prezzi energetici spingono una parte della popolazione a tornare ad acquistare, soprattutto nei settori legati al tempo libero, alla casa e al benessere personale. Tuttavia, la crescita non è omogenea né strutturale, e continua a essere condizionata da un elemento meno visibile ma potentissimo: l’inflazione percepita.
Nonostante il rallentamento dell’inflazione ufficiale registrato negli ultimi trimestri, la percezione diffusa tra i consumatori è che “tutto costi più di prima”. Questo scollamento tra dati macroeconomici e sensazioni quotidiane frena la spesa, soprattutto per le fasce di popolazione più vulnerabili o meno abituate a gestire i bilanci con strumenti analitici. Il carrello della spesa, i servizi ricorrenti e la ristorazione risultano ancora, per molti, fortemente rincarati rispetto al pre-pandemia.
Questa distorsione percettiva ha effetti concreti: aumenta la propensione al risparmio precauzionale, si allungano i cicli di sostituzione di beni durevoli, si riduce la spesa in contanti e cresce l’uso delle rateizzazioni e dei pagamenti digitali. Allo stesso tempo, esplodono i consumi in alcuni comparti di nicchia o esperienziali, spesso legati al bisogno di evasione o compensazione emotiva, come i viaggi brevi, il fitness personalizzato o il food delivery.
Anche i comportamenti d’acquisto stanno cambiando. Cresce la sensibilità al prezzo, la ricerca di offerte online, il confronto sistematico tra alternative. Il consumatore italiano è oggi più attento, più informato, ma anche più polarizzato: si passa facilmente dall’acquisto impulsivo al blocco totale della spesa, dalla ricerca dell’extra lusso all’adesione alle logiche del “buy now, pay later”.
Per le imprese del commercio e della distribuzione, la sfida è duplice: da un lato intercettare una domanda frammentata e meno prevedibile, dall’altro riconquistare la fiducia del cliente. Servono politiche di prezzo trasparenti, comunicazioni chiare e strumenti di fidelizzazione non solo basati su sconti, ma su valore aggiunto e servizio.
Il quadro generale, seppur migliore rispetto al biennio 2021-2022, resta delicato. L’Italia dei consumi è ancora sospesa tra desiderio di normalità e timore di nuove instabilità. E solo un rafforzamento delle condizioni strutturali – lavoro stabile, bassa pressione fiscale, servizi pubblici efficienti – potrà davvero riportare i consumi a livelli coerenti con il potenziale del Paese.




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