Conflitto in Medio Oriente: prospettive economiche globali incerte
- Giuseppe Politi

- 20 lug
- Tempo di lettura: 2 min
L’intensificarsi del conflitto in Medio Oriente, in particolare tra Israele e Libano con il coinvolgimento indiretto dell’Iran e degli attori regionali, sta creando nuove tensioni sui mercati energetici globali, rendendo instabile il quadro macroeconomico internazionale. Gli effetti più immediati si registrano nei prezzi del petrolio e del gas naturale, con oscillazioni che toccano punte del +15% nell’arco di poche settimane, alimentando una nuova ondata di inflazione importata per le economie europee.
L’Italia, fortemente dipendente dall’import energetico, si trova esposta a un aumento dei costi di produzione e di trasporto, con ricadute dirette sui settori manifatturiero e logistico. Le imprese segnalano una riduzione della marginalità e una crescente difficoltà nella pianificazione finanziaria, mentre le famiglie avvertono un rialzo dei prezzi al consumo, in particolare per beni essenziali e carburanti.
A livello europeo, la BCE ha preso una posizione attendista, mantenendo i tassi invariati per evitare di inasprire una situazione già precaria. Tuttavia, le pressioni inflazionistiche causate dal conflitto mettono a rischio l’obiettivo di stabilità dei prezzi entro il 2%, innescando un dilemma tra sostegno alla crescita e controllo dell’inflazione.
Sul fronte globale, la tensione geopolitica ha rallentato gli scambi commerciali lungo le principali rotte marittime del Mediterraneo orientale e del Canale di Suez. Le assicurazioni sui carichi navali hanno registrato aumenti fino al +30%, disincentivando le rotte tradizionali e favorendo deviazioni più lunghe e costose. I Paesi emergenti, soprattutto nel continente africano e in Asia, risentono del rallentamento dell’export verso l’Europa, aggravando le diseguaglianze globali.
Le borse mondiali oscillano in risposta a ogni sviluppo militare, con forti vendite nei settori più esposti come energia, difesa, trasporti e banche. Il rischio percepito di escalation militare spinge gli investitori verso asset rifugio, come oro e titoli di Stato americani, mentre le valute dei mercati emergenti subiscono deprezzamenti significativi.
Nel medio periodo, l’instabilità mediorientale rischia di compromettere il fragile equilibrio economico post-COVID e post-inflazione del biennio 2022–2023. Le economie avanzate dovranno attuare strategie di diversificazione energetica, rivedere le catene di approvvigionamento e potenziare la resilienza finanziaria attraverso fondi di emergenza, strumenti derivati e politiche industriali selettive.
Per l’Italia, una delle priorità strategiche resta la sicurezza degli approvvigionamenti energetici e l’ulteriore accelerazione sulla transizione verde, per ridurre la dipendenza da aree geopoliticamente instabili. Il PNRR può svolgere un ruolo chiave, ma necessita di una revisione orientata alla sicurezza economica e all’adattamento ai nuovi scenari di rischio globale.




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