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Con il Regno Unito salgono a oltre 150 i Paesi che riconoscono la Palestina: la mappa globale dei rapporti diplomatici e il peso politico della scelta

Il riconoscimento ufficiale dello Stato di Palestina da parte del Regno Unito rappresenta un passaggio storico nelle relazioni internazionali e segna un cambio di rotta per uno dei Paesi che, negli ultimi decenni, aveva mantenuto una posizione prudente e interlocutoria sul tema. Con questa decisione, Londra si unisce a oltre 150 nazioni che hanno già intrapreso questo passo, consolidando un fronte diplomatico sempre più ampio e variegato che include Paesi europei, latinoamericani, africani e asiatici.


L’annuncio è stato accolto con favore dalle autorità palestinesi, che da anni conducono una battaglia diplomatica per ottenere il riconoscimento formale come Stato sovrano e indipendente, basato sui confini del 1967 e con Gerusalemme Est come capitale. La decisione britannica, tuttavia, non ha mancato di suscitare reazioni contrarie da parte di Israele, che considera questi gesti come un ostacolo al processo negoziale e una legittimazione di posizioni unilaterali. La scelta di Londra ha quindi un impatto che va oltre il piano formale, toccando equilibri geopolitici delicati e rilanciando il dibattito sul futuro del conflitto mediorientale.


La mappa dei riconoscimenti rivela la profondità e la complessità della questione. In Europa, oltre al Regno Unito, già Svezia, Irlanda, Spagna e altri Paesi hanno riconosciuto ufficialmente la Palestina, mentre Francia, Germania e Italia continuano a sostenere la soluzione dei due Stati ma senza compiere un passo formale in tal senso. Nell’America Latina, la maggior parte dei Paesi ha espresso il riconoscimento sin dal decennio scorso, in particolare durante la presidenza di Lula in Brasile e di altri governi progressisti che hanno spinto per una maggiore autonomia della regione nelle scelte di politica estera. In Africa e Asia, il riconoscimento è diffuso, anche grazie alla solidarietà storica dei Paesi del Movimento dei Non Allineati.


Il peso politico della decisione britannica è particolarmente rilevante. Londra, ex potenza mandataria in Palestina durante la prima metà del Novecento, ha un ruolo simbolico di primaria importanza nella storia del Medio Oriente. La dichiarazione Balfour del 1917 e il successivo mandato britannico hanno contribuito a plasmare la realtà geopolitica della regione, e il riconoscimento odierno viene percepito come una sorta di riequilibrio storico. Per la diplomazia palestinese, il sostegno del Regno Unito offre una legittimazione di alto livello, capace di influenzare anche le scelte di altri governi europei ancora esitanti.


Israele ha reagito con fermezza, convocando l’ambasciatore britannico e dichiarando che questa decisione rischia di incoraggiare l’intransigenza palestinese. Le autorità israeliane sostengono che il riconoscimento unilaterale mina le basi del negoziato diretto, che secondo la loro prospettiva rimane l’unico strumento legittimo per definire i confini e lo status finale di Gerusalemme. Tuttavia, la pressione internazionale cresce, e sempre più Paesi ritengono che il riconoscimento sia un passaggio necessario per riequilibrare le posizioni e rilanciare una prospettiva concreta di pace.


La decisione britannica si colloca in un momento particolarmente delicato, con la guerra a Gaza che continua a generare vittime e tensioni. L’opinione pubblica europea e internazionale è scossa dalle immagini di devastazione e dalle difficoltà umanitarie, e diversi governi sono chiamati a dare risposte che vadano oltre la condanna verbale. Il riconoscimento della Palestina diventa così anche uno strumento politico per manifestare una posizione netta sulla necessità di una soluzione duratura e sostenibile al conflitto.


A livello multilaterale, il passo del Regno Unito potrebbe influenzare anche le dinamiche all’interno delle Nazioni Unite. La Palestina è riconosciuta dal 2012 come Stato osservatore non membro, ma non ha ancora ottenuto lo status pieno per l’opposizione di alcuni Paesi, tra cui gli Stati Uniti. Un rafforzamento del fronte dei riconoscimenti potrebbe aumentare la pressione su Washington e sugli altri attori contrari, spingendo a rivedere posizioni consolidate.


Gli esperti di relazioni internazionali sottolineano che il riconoscimento non ha effetti immediati sul terreno, ma può modificare le dinamiche diplomatiche e aprire nuovi scenari. L’isolamento relativo di Israele in alcune sedi internazionali potrebbe crescere, mentre l’Autorità nazionale palestinese avrebbe più strumenti per consolidare il proprio ruolo e rilanciare la strategia dei due Stati. Allo stesso tempo, resta il rischio che le posizioni si irrigidiscano ulteriormente, rendendo più difficile il dialogo diretto.


Il dato politico resta, tuttavia, inequivocabile: con il sostegno del Regno Unito, più di tre quarti dei Paesi membri delle Nazioni Unite riconoscono la Palestina come Stato. Una soglia che conferisce alla causa palestinese una legittimazione internazionale ampia e trasversale, capace di incidere sui futuri negoziati e di rafforzare la posizione di chi continua a invocare una soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati. In un Medio Oriente segnato da conflitti e instabilità, la scelta di Londra contribuisce a ridefinire gli equilibri e potrebbe aprire una nuova fase del confronto diplomatico internazionale.

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