Commercio globale: il ruolo della Cina tra rallentamenti e tensioni geopolitiche
- Giuseppe Politi

- 22 lug
- Tempo di lettura: 2 min
Nel 2025 la Cina si trova al centro di un crocevia economico e strategico che mette in discussione il suo storico ruolo di locomotiva del commercio globale. Dopo decenni di crescita a doppia cifra, Pechino affronta oggi un rallentamento marcato, determinato da fattori interni (domanda debole, crisi immobiliare, stretta regolatoria) ed esterni (protezionismo USA-UE, disaccoppiamento tecnologico, tensioni nel Mar Cinese Meridionale).
I dati macroeconomici del primo semestre registrano una contrazione delle esportazioni per il sesto mese consecutivo, con una riduzione significativa delle importazioni di beni industriali e semiconduttori. Il rallentamento del consumo interno, accompagnato da un cauto approccio delle imprese private, ha minato le basi del modello di crescita orientato all’export.
La strategia “Made in China 2025”, sebbene ancora ufficialmente attiva, sta subendo un riposizionamento verso una maggiore autosufficienza industriale e tecnologica. Il governo cinese punta su settori ad alto valore aggiunto — intelligenza artificiale, microelettronica, energie rinnovabili — ma le pressioni esterne rendono difficoltosa l’integrazione con le catene globali del valore.
Parallelamente, Stati Uniti e Unione Europea hanno inasprito le restrizioni commerciali, in particolare nei confronti delle imprese cinesi operanti nei settori strategici. L’obiettivo è duplice: frenare l’espansione tecnologica di Pechino e incentivare il reshoring e il nearshoring industriale nei rispettivi territori.
La risposta cinese è arrivata sotto forma di misure monetarie espansive, incentivi alla manifattura high-tech e apertura selettiva ai capitali esteri. Tuttavia, la fragilità del sistema bancario ombra e la crisi del settore immobiliare ostacolano l’efficacia degli stimoli.
Il rischio maggiore per l’economia globale è rappresentato da una frattura irreversibile del sistema multilaterale commerciale. La Cina sta rafforzando i legami con blocchi regionali come ASEAN, Mercosur e CPTPP, ma la competizione tra aree economiche si fa sempre più ideologica. Le nuove rotte digitali e logistiche cinesi, dalla Belt & Road al Digital Silk Road, vengono percepite come strumenti geopolitici prima ancora che economici.
Nel prossimo biennio la tenuta della Cina dipenderà dalla sua capacità di riformare internamente il proprio modello produttivo, rendendolo meno dipendente dalla domanda esterna e più orientato a consumi interni e innovazione tecnologica. Un compito arduo, in un mondo sempre più multipolare, disallineato e frammentato.




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